GIORNATA DELLE TARTARUGHE, COSTA: “RIDURRE LA PLASTICA”

GIORNATA DELLE TARTARUGHE, COSTA: “RIDURRE LA PLASTICA”

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Si celebra oggi la ventesima edizione della Giornata mondiale delle tartarughe, istituita dall’American Tortoise Rescue (Atr) per sensibilizzare sulle condizioni di salute di queste specie, oltre a sostenere attività di salvaguardia e protezione di questi animali in tutto il mondo. In previsione della giornata, il progetto COMMON e la campagna Tartalove di Legambiente hanno lanciato il TartaQuiz, breve quiz diffuso sui social network per coinvolgere e incuriosire gli utenti sull’impatto che hanno i rifiuti marini su uno degli abitanti più comuni del Mediterraneo: la tartaruga marina Caretta caretta. Il quiz, rimasto online per 20 giorni, ha raccolto oltre 1000 risposte provenienti da 11 Paesi diversi: dalla Tunisia all’Irlanda, dalla Mauritania alla Francia. I risultati accomunano gli italiani a tutti gli altri Paesi coinvolti: se, da una parte, emerge una buona conoscenza su abitudini e stato di salute delle Caretta caretta, dall’altra si fa ancora fatica a percepire la portata dell’emergenza rifiuti marini e a comprendere quanto i nostri comportamenti siano fondamentali per arginare il fenomeno. Oltre il 34% dei partecipanti italiani crede che l’inquinamento del Mar Mediterraneo non sia paragonabile alle cosiddette ‘isole di plastica’ dell’Oceano Pacifico. In realtà, sebbene il Mare Nostrum rappresenti soltanto lo 0,8% della superficie marina mondiale, la presenza dei rifiuti marini lo rende una tra le sei aree più inquinate al mondo, con zone particolarmente in pericolo caratterizzate da fortissime densità di plastica galleggiante. Inoltre, il 24.7% degli utenti italiani pensa che la maggior parte dei rifiuti marini galleggi sulla superficie dell’acqua, che invece rappresentano solo lo 0,5% della totalità: oltre il 70% dei rifiuti che raggiungono il mare si deposita sui fondali, resta invisibile agli occhi umani ma espone tutte le specie marine a enormi rischi per la salute. Il 24% dei partecipanti sottovaluta la possibilità che i rifiuti raggiungano il mare se abbandonati per strada o gettati nel wc, mentre l’11% sostiene che una corretta raccolta differenziata non impedisca ai rifiuti di arrivare a largo. In realtà, le nostre case e l’ambiente che ci circonda sono più vicini al mare di quanto crediamo, tanto che la cattiva gestione dei rifiuti urbani, anche da parte delle amministrazioni locali, resta la prima causa identificata della presenza di rifiuti marini. Tutti d’accordo sul rifiuto più presente nei nostri mari, la plastica, domanda a cui ha risposto correttamente oltre l’80% degli utenti italiani e sulla conoscenza della distribuzione, delle abitudini, e dei pericoli a cui sono esposte le tartarughe marine. La specie Caretta caretta è conosciuta come la specie più comune del Mediterraneo dall’80% degli intervistati, l’87% sa che la deposizione delle uova avviene in spiaggia e il 90% che la specie è in pericolo. Oltre il 60% degli italiani riconosce ai rifiuti il rischio di essere confusi con il cibo e di intrappolare le tartarughe Caretta caretta. Infine, traffico nautico, catture accidentali e ingestione di plastica sono identificati come le cause di morte principali per la specie marina da un buon 77%. “L’aumento delle presenze nei nostri mari di Caretta caretta, la tartaruga marina più comune nelle acque italiane, – dichiara il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – è sicuramente una cosa positiva ma ci esorta anche ad essere sempre più responsabili. Secondo recenti studi dell’Ispra, su 458 tartarughe vive e 948 morte, il 63% presentava plastica ingerita e quasi il 58% degli esemplari vivi aveva plastica nelle feci. Ecco perché c’è bisogno di iniziative come la Direttiva europea sulla plastica monouso o la legge Salvamare per pulire i nostri mari grazie anche all’aiuto prezioso dei pescatori”.

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