SVIZZERA, VITA DURA PER I GATTI RANDAGI: FINO A NUOVO ORDINE RISCHIANO...

SVIZZERA, VITA DURA PER I GATTI RANDAGI: FINO A NUOVO ORDINE RISCHIANO I PALLINI

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Gatti con ferite da proiettile che si trascinano sanguinanti lungo le strade. Cittadini infuriati perché un cacciatore ha ucciso il loro micio. Ogni mese l’associazione animalista elvetica Sos Chats riceve una decina di queste segnalazioni. La Svizzera, infatti, è uno dei pochi Paesi al mondo, insieme con il Canada, in cui sparare ai felini randagi è consentito per legge. La norma federale del 20 giugno 1986 inserisce il “gatto domestico inselvatichito” tra gli animali che possono essere cacciati tutto l’anno. Spetta poi a ognuno dei 26 Cantoni decidere chi può imbracciare il fucile: in alcuni l’autorizzazione è data solo alle guardie faunistiche e forestali, in altri lo può fare chiunque abbia la licenza da cacciatore. Ma non mancano i casi di cittadini senza licenza che sparano ai randagi: “Ogni tanto capita anche questo”, spiega Tomi Tomek, presidente di Sos Chats.
Vita dura, insomma, per i felini svizzeri. Un gatto vagante in una zona fuori mano rischia di essere impallinato dal primo cacciatore che passa. Ma c’è una speranza: lo scorso giugno un deputato democratico, Luc Barthassat, ha presentato una mozione per “vietare la caccia crudele e inefficace” ai gatti randagi. Il governo ha dato parere contrario, ma quest’estate dovrà essere discussa dal Parlamento. E gli animalisti sono fiduciosi. “Speriamo che passi, noi stiamo sostenendo la mozione con una petizione: siamo arrivati a 20mila firme, un grande risultato”, spiega la presidente di Sos Chats.
Finché la legge federale rimane questa, comunque, ogni Cantone decide come gestire la caccia al gatto randagio. “Nel cantone Neuchâtel, dove ci troviamo noi – continua la presidente – i cacciatori possono sparare ai gatti a 200 metri dalle abitazioni, in quello di Berna a 100. In altri cantoni sparano anche i contadini e per chi vive nei boschi dell’Argovia non c’è nessun limite: un cacciatore può mirare a un gatto anche appena fuori dalla porta di casa”.
La pratica è barbara in sé. Ma è ancor più barbara se si pensa che fa una distinzione cavillosa tra il gatto domestico e il gatto domestico inselvatichito: in sostanza, il gatto di proprietà è sacro invece il felino libero è considerato una preda per i cacciatori. In realtà il gatto è un’animale d’affezione, trovare appigli per farne un bersaglio è assurdo. Ancor di più in un Paese che può vantare il luminoso esempio del cantone di Ginevra, dove la caccia (in generale) è vietata da decenni.
Resta una domanda di fondo: perché prevedere la caccia ai gatti randagi per legge? Tre, e tutti risibili, i motivi avanzati dal governo. Primo: il gatto randagio è considerato un animale in grado di vivere senza le cure dell’uomo, e questo lo metterebbe sullo stesso piano degli altri animali cacciabili. Secondo: se si accoppia con i gatti selvatici indigeni, specie protetta in Svizzera, ne minaccia il patrimonio genetico. Terzo: rappresenta un pericolo per la fauna locale perché mangia uccelli, lepri e rettili. Il gatto randagio è dipinto come un mostruoso untore che rovina la pura schiatta del felino selvatico elvetico.  “La legge sulla caccia – replicano all’ufficio federale dell’Ambiente – ha lo scopo di tutelare le specie indigene. Il gatto randagio non lo è, come tutti i felini domestici discende da ceppi africani e asiatici.L’unica specie indigena è il gatto selvatico, presente nel Paese in poche centinaia di esemplari: deve essere salvaguardata”. Ma perché uccidere? Non esistono soluzioni meno drastiche? Le associazioni animaliste propongono da tempo la sterilizzazione come generalmente avviene in altri Paesi ma l’ufficio federale non ci sente.”Quella del gatto randagio che mangia le altre specie – attacca Tomi Tomek di Sos Chats – è una bugia che racconta il governo: questi animalinnon sono dannosi, sono solo indifesi. Nel Neuchâtel abbiamo lanciato una campagna: chiediamo ai cittadini di portarci i gatti liberi che incontrano. Sta funzionando, gli svizzeri non vogliono più che vengano uccisi”. 
A sostenere gli animalisti ci sono esponenti di tutti i partiti politici: oltre al democratico Luc Barthassat (non a caso ginevrino), anche il socialista Eric Voruz, il centrista Jean-Pierre Graber, il radicale Alain Gilliéron e i verdi Daniel e Marie-Ange Brélaz. La presidente di Sos Chats crede molto nella discussione della mozione anti-caccia in Parlamento. E se non dovesse passare? “Continueremo la nostra battaglia: uccidere i gatti è comunque inaccettabile, non c’è altro da dire”.
Al sostegno di vari parlamentari svizzeri si aggiunge l’appello della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente. In rappresentanza delle associazioni aderenti, l’on. Michela Vittoria Brambilla, annuncia una lettera-appello all’Assemblea federale di Berna perché la mozione sia accolta.

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