CORI (LT), ENPA DIFFIDA IL COMUNE SU ABBATTIMENTO DEI CINGHIALI

CORI (LT), ENPA DIFFIDA IL COMUNE SU ABBATTIMENTO DEI CINGHIALI

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L’Ente Nazionale Protezione Animali ha inviato una diffida al Sindaco di Cori, Mauro Primio De Lillis, per aver autorizzato lo sterminio dei cinghiali, accusati di rappresentare un problema per l’agricoltura e la sicurezza stradale. Vogliamo ricordare che si tratta di una pratica fallimentare: oltre venti anni di abbattimenti di massa non hanno mai risolto alcunché, anzi. Inoltre riteniamo sia poco etico far credere agli agricoltori meno esperti che uccidere i cinghiali, magari facendo divertire i cacciatori, possa essere una soluzione ai loro problemi.

“Autorizzare battute di caccia al cinghiale, che con tutta probabilità coinvolgeranno anche mamme e cuccioli privati delle cure parentali, è illegittimo sotto vari aspetti, primo tra tutti il coinvolgimento di figure private – come i cacciatori – non previste ai sensi dell’art.19 della legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna e gestione faunistica. Inoltre, lo stesso articolo impone l’applicazione di metodi ecologici: strumenti scientificamente riconosciuti come ad esempio i dissuasori acustici o meccanici e le recinzioni elettriche, che dovrebbero essere fornite gratuitamente all’agricoltore. Per quel che riguarda la sicurezza stradale, esistono diverse alternative possibili come quelle applicate all’interno del progetto “Life strade”, grazie alle quali gli incidenti sono stati azzerati.

La situazione di Cori è a dir poco paradossale, considerando che il Comune ha affidato ad una azienda faunistica venatoria, anziché ad un istituto scientifico, il compito di valutare la presenza di cinghiali. Si tratta dunque di un ovvio conflitto di interessi. Infatti, proprio nelle aziende faunistico-venatorie il cinghiale è ancora oggetto di ripopolamento e gli interessi economici sulla specie sono altissimi, anche per via della vendita illegale delle carni. Un giro di affare, quest’ultimo, che può raggiungere milioni di euro ogni anno, anche grazie alla disponibilità di ristoratori compiacenti e a causa della scarsità di controlli sanitari e fiscali.

“Riteniamo doveroso aiutare tutto il comparto agricolo con gli strumenti a disposizione, incluso con adeguati rimborsi, ma pensiamo che convincere chi cura le nostre campagne che uccidendo gli animali si possa risolvere davvero il problema, sia a dir poco scorretto. Numerosi studi hanno già dimostrato in modo inconfutabile come la proliferazione della popolazione del cinghiale sia conseguenza piuttosto di una eccessiva pressione venatoria. I cinghiali, infatti, in questo modo sono spinti a disperdersi, spesso inoltre poi viene abbattuta la matriarca, favorendo una reazione “liberatoria” nelle altre femmine di rango inferiore, che vanno subito in estro, riproducendosi più volte nello stesso anno e formando a loro volta altri branchi. In tutto questo una cosa è certa: l’unico interessato a dichiarare emergenze e a mantenere alto il numero degli animali è proprio il mondo venatorio.

(Testo Enpa, foto di repertorio)

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