COVID-19, FAIRR: ” DAGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI LE PROSSIME PANDEMIE”

COVID-19, FAIRR: ” DAGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI LE PROSSIME PANDEMIE”

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Le prossime pandemie proverranno dal sistema zootecnico. Lo sostiene un recentissimo rapporto, dal titolo “An Industry Infected – Animal agriculture in a post-COVID world” – elaborato da FAIRR, il network di investitori e istituzioni che collaborano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche connesse agli allevamenti intensivi.

Nell’introduzione il fondatore di FAIRR, Jermey Coller, afferma che oltre il 70% delle maggiori imprese operanti nel settore della carne, dei latticini e del pesce, risultano ad elevato rischio di favorire pandemie. Gli allevamenti, argomenta Coller, sono allo stesso tempo soggetti vulnerabili e potenziali creatori e diffusori di gravi emergenze sanitarie. Se la pandemia di COVID-19 non ha avuto origine da un allevamento, la prossima potrebbe venire proprio da lì.
Per prevenire questo rischio, l’intero settore zootecnico sarà costretto ad affrontare e risolvere le importanti questioni connesse ai bassi standard di sicurezza – per i lavoratori e per gli alimenti – alla situazione di ‘ammassamento’ e costrizione degli animali, e all’impiego esagerato di antibiotici. La catena produttiva, già in crisi per le limitazioni sull’utilizzo di terreno, di risorse idriche e per le norme sulle emissioni, dovrà farei i conti con i probabili nuovi e dispendiosi protocolli di biosicurezza e di gestione dell’antibiotico-resistenza.
Tutto ciò rappresenta un problema serio anche per gli investitori. FAIRR ha stilato una Pandemic Ranking (classifica dei rischi pandemici) basata sul Coller FAIRR Protein Producer Index 2019 e sui fattori di rischio più rilevanti per il comparto zootecnico, legati alla deforestazione e alla perdita di biodiversità, all’uso di antibiotici, alla produzione di rifiuti e all’inquinamento, alle condizioni di lavoro, alla sicurezza alimentare e al benessere animale.
Quarantaquattro su sessanta imprese analizzate (valutate a 224 miliardi di dollari e con i ricavi combinati di oltre 207 miliardi) sono valutate ad alto rischio. Le restanti sedici sono classificate come a rischio medio: nessuna a rischio basso.
Tale scenario suggerisce, per gli investitori, l’opportunità di sostenere l’industria dell proteine al 100 per cento vegetali. la produzione di questo genere di alimenti resiste meglio agli shock esterni, presenta una maggiore efficienza, è più veloce e meno costosa.
Per approfondire: https://www.fairr.org/article/industry-infected/

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