TRAFFICO DI ANIMALI DA LABORATORIO. LAV: FERMARLO E INVESTIRE SU CRUELTY FREE

TRAFFICO DI ANIMALI DA LABORATORIO. LAV: FERMARLO E INVESTIRE SU CRUELTY FREE

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I primati non umani, in particolare i macachi, sono una specie ancora molto utilizzata a fini sperimentali, e in questi giorni, di corsa all’oro alla ricerca spasmodica di un vaccino per il Sars-Cov-2, sentiamo quotidianamente notizie che annunciano promettenti cure contro la malattia che ha causato l’emergenza sanitaria mondiale, ottenute con studi su animali, nonostante gli evidenti limiti legati ai tempi, ai costi e all’attendibilità degli stessi, oltre alle dovute considerazioni etiche.

Le statistiche sui primati usati nei laboratori sono sempre più allarmanti, con ripercussioni a livello ambientale e sociale in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi poveri, dove vengono alimentate situazioni illegali che portano a un impoverimento dell’habitat e degli ecosistemi.

Le scimmie utilizzate nei laboratori europei, infatti, provengono quasi interamente dai paesi Extra UE. Se consideriamo che tra il 2015 e il 2017 il numero di primati non umani utilizzati in Europa è aumentato del 15%, e che il macaco a coda lunga, macaca fascicularis, è stata la specie più utilizzata, registrando un aumento del 16% in soli due anni, è facile intuirne le implicazioni nei Paesi esportatori come le Mauritius, da cui proviene il 59% dei macachi che arrivano in Europa, con un traffico di 8’000 animali ogni anno e decine di migliaia di scimmie detenute in allevamenti in tutto il Paese. Nel 2017, infatti, le Mauritius rappresentavano un quinto (21%) delle esportazioni mondiali di primati vivi.

LAV da anni, insieme alle maggiori associazioni animaliste europee, sostiene una campagna per chiedere che l’orrore rappresentato  dal commercio di questi animali, dalle Mauritius, abbia fine. Un commercio responsabile di enormi sofferenze per questi animali, intelligenti e sensibili: dalla cattura  nelle foreste, con la separazione forzata delle madri dai cuccioli, alla prigionia in condizioni drammatiche negli stabilimenti di riproduzione, fino al trasporto nelle stive degli aeroplani (con profondi e duraturi effetti sul benessere degli animali, testimoniato da numerosi studi scientifici), fino all’arrivo alla destinazione finale: il laboratorio (https: //www.dailymotion.com/video/ xexi66).

Alla luce della grave situazione mondiale che stiamo vivendo a causa della diffusione del COVID-19, è fondamentale attuare un cambiamento e soppesare tutte le azioni umane che hanno contribuito a questa drammatica emergenza. Cambiamento che non può non riguardare anche il ricorso a specie esotiche e selvatiche, e degli animali in generale, per fini sperimentali.

“L’Europa si è posta il traguardo di una ricerca senza animali, e deve quindi  incentivare concretamente i modelli di ricerca human-based, sia per avere una scienza attendibile e sicura, ma anche per mettere fine al drammatico traffico di animali prelevati dal loro ambiente naturale per finire dietro le gabbie di un laboratorio a migliaia di chilometri di distanza dal loro habitat. – afferma Michela Kuan, responsabile LAV Ricerca senza animali – Non dobbiamo tamponare l’emergenza, ma prevenirla ed è ora che Governi, Istituzioni, e ogni singolo ricercatore, si impegnino per evitare qualsiasi forma di violenza e sfruttamento economico che pone sulla distruzione di un luogo, e di chi lo abita, le sue fondamenta”.

Per questo è fondamentale fermare il traffico di animali destinati ai laboratori (https://www.change.org/nontrafficoanimali); e investire concretamente nella prevenzione delle malattie e nella ricerca scientifica “human based”: è il quinto punto del Manifesto LAV #noncomeprima, per una nuova normalità (https://www.lav.it/chi-siamo/manifesto-lav): 6 obiettivi per tutti, cittadini, aziende, Istituzioni, condivisibili in toto o singolarmente, per far sì che questa pandemia sia l’ultima.

 

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