YULIN, NEANCHE LA PANDEMIA FERMA IL FESTIVAL DELLA CARNE DI CANE

YULIN, NEANCHE LA PANDEMIA FERMA IL FESTIVAL DELLA CARNE DI CANE

2279
CONDIVIDI

La lezione non è servita. Il famigerato festival cinese della carne di cane si è aperto ieri a dispetto delle campagne governativa per migliorare il benessere degli animali e ridurre i rischi per la salute evidenziati dal nuovo focolaio di coronavirus.
Il festival annuale di 10 giorni nella città sud-occidentale di Yulin attira di solito migliaia di visitatori, molti dei quali acquistano cani esposti in gabbie anguste e destinati a finire in pentola, ma gli attivisti hanno detto che i numeri quest’anno sono diminuiti. Il governo sta elaborando nuove leggi per vietare il commercio di animali selvatici e proteggere gli animali domestici, e gli attivisti sperano che quest’anno sarà l’ultima volta che si terrà il festival.
“Spero che Yulin cambierà non solo per il bene degli animali, ma anche per la salute e la sicurezza della sua gente”, ha spiegato a Channelnewsasia Peter Li, specialista della Humane Society International.
“Permettere assembramenti per commerciare e consumare carne di cane in mercati e ristoranti affollati in nome di un festival rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica”, ha affermato.
Il coronavirus, che si ritiene abbia avuto origine da pipistrelli prima di passare agli esseri umani in un mercato nella città di Wuhan, ha costretto la Cina a rivalutare il suo rapporto con gli animali. Ma la strada da percorrere è ancora lunga.
“Neanche la pandemia di Covid-19 ferma il festival della carne di cane di Yulin, nonostante le iniziative delle autorità centrali cinesi e le norme introdotte da molte altre città della Repubblica popolare, come Shenzhen, a tutela degli animali d’affezione: è sconfortante constatare che neppure la dura lezione impartita dalla malattia serve a chiudere definitivamente con un’iniziativa barbara ed orribile, condannata dal mondo intero e radicata in usi e costumi sempre più impopolari tra la stessa popolazione cinese”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e rappresentante per l’Italia della World Dog Alliance, da sempre in prima linea contro il consumo e il commercio della carne di cane e di gatto. “Questa volta – sottolinea l’ex ministro – non solo gli animali rischiano di finire all’inferno: Yulin è un colossale wet market, come quello in cui si ritiene sia nata la pandemia, dove non vengono rispettate neppure le più elementari norme igieniche. Una ragione in più per continuare a batterci affinché la vergognosa strage di animali abbia fine”.
Porta la prima firma dell’on. Brambilla la proposta di legge depositata alla Camera che vieta la macellazione, il commercio e il consumo della carne di cane e di gatto. Un divieto già vigente in Austria e Germania e introdotto il 18 dicembre 2018 negli Stati Uniti dal presidente Trump. “Benché non vi siano sostanzialmente prove del consumo di carne canina o felina in Italia, se non alcuni casi sporadici e spesso riconducibili al comportamento di squilibrati – sottolinea la paladina degli animali – introdurre il divieto esplicito di macellazione, consumo e commercio, assistito da opportune sanzioni penali, è necessario non solo per riconoscere compiutamente il ruolo che questi animali d’affezione hanno assunto nella nostra società ma per contribuire ad affermare tale principio a livello internazionale. E’ precisamente la strada intrapresa da altri paesi europei o di cultura occidentale che sostengono in questo modo la battaglia condotta dalle associazioni di protezione animale soprattutto in Estremo Oriente”. L’on. Brambilla ha anche presentato interrogazioni al governo e promosso come presidente di LEIDAA la diffusione in Italia del documentario “Eating happiness”, prodotto dal presidente della World Dog Alliance, Genlin, per mostrare al mondo come vivono (si fa per dire) e muoiono, principalmente in Cina, Corea e Vietnam, i cani destinati a finire in pentola.
Nel mondo sono circa 30 milioni all’anno i cani uccisi per l’alimentazione umana, di cui oltre 10 milioni solo in Cina. Nella Repubblica di Corea, la carne di cane è la quarta per quantità di consumo, dopo quelle di maiale, di manzo e di pollo. Mangiare carne di cane ha un significato culturale in diversi Paesi dell’Asia orientale, dove molti consumatori sono convinti che abbia un effetto medicinale, ma nessuno dei presunti benefìci per la salute ha basi scientifiche. Invece, mangiare carne di cane alimenta un traffico indicibilmente crudele che comporta terribili sofferenze per gli animali, anche perché si ritiene che infliggere sofferenze aumenti i livelli di adrenalina dell’animale, rendendo più tenera la sua carne e accrescendo le sue presunte proprietà benefiche. Accade spesso che gli animali, in molti casi sottratti alle loro famiglie, siano uccisi con scosse elettriche o a randellate e scuoiati mentre sono ancora vivi.

Commenti

commenti