CANE IMPICCATO, L’INTERGRUPPO PARLAMENTARE DENUNCIA

CANE IMPICCATO, L’INTERGRUPPO PARLAMENTARE DENUNCIA

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L’intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali, presieduto dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presenterà denuncia, con l’intento di costituirsi parte civile, contro il responsabile ( o i responsabili) dell’orribile caso di uccisione di animale, l’impiccagione di un cane, avvenuto nel pomeriggio del 19 giugno a Roma, nel parco di via Lodigiani, di cui le agenzie di stampa e i media hanno riferito lunedì 22 giugno.
La denuncia è sottoscritta, oltre che dalla presidente Brambilla, dalle senatrici Loredana De Petris (Leu), Monica Cirinnà (Pd), Gabriella Giammanco, Laura Stabile, Maria Rizzotti, Barbara Masini, Alessandra Gallone (Fi), Julia Unterberger (Autonomie), Rosellina Sbrana, Raffaella Marin (Lega), Loredana Russo (M5s) e dai deputati Patrizia Prestipino, Andrea Frailis (Pd), Roberto Pella, Michaela Biancofiore, Federica Zanella (Fi) e Paola Frassinetti (Fdi), tutti componenti dell’Intergruppo. “Abbiamo deciso – spiega l’on. Brambilla – di compiere un atto che, pur configurandosi in tutto e per tutto come denuncia formale, ha una forte valenza politica: vuole richiamare l’attenzione dei colleghi parlamentari e del governo sui reati di maltrattamento e uccisione di animali, sempre più frequenti e sempre più allarmanti, di per sé e per la diffusa consapevolezza che gli autori di tali crimini, come dimostrato da un’ampia letteratura scientifica, tendono ad esercitare violenza anche sulle persone. A nostro avviso -prosegue la presidente – è ora di ridare impulso all’esame dei disegni e progetti di legge che prevedono, tra l’altro, l’inasprimento delle pene a carico di chi si macchia di questi ripugnanti reati. Lasciare che queste proposte si arenino non è solo un atteggiamento ingiusto, è anche sorprendente, perché del tutto opposto al sentire dell’opinione pubblica. Oggi il responsabile di un gesto barbaro come quello commesso a Roma non va in carcere, invece dovrebbe andarci. E ci andrebbe se il Parlamento e il governo sapessero interpretare la volontà dei cittadini”.
Secondo le fonti di stampa, un agente di polizia penitenziaria libero dal servizio, mentre passeggiava nel parco, ha notato un uomo sollevare una corda appesa ad un albero dalla quale pendeva, a circa sei metri d’altezza, un cane apparentemente esanime. L’agente è intervenuto per salvare l’animale, purtroppo già morto, è stato minacciato dall’uomo, residente nella capitale, con una sega lunga una trentina di centimetri, ma è riuscito a chiamare il 112 e ad annotare la targa dell’utilitaria con cui l’autore del fatto si stava allontanando in compagnia di due donne che hanno cercato di impedire al pubblico ufficiale di identificare il veicolo. Dalla targa dell’auto, gli agenti del commissariato San Basilio sono arrivati all’uomo, un 65enne originario della provincia di Oristano, e alle due donne, entrambe ucraine, una delle quali proprietaria da otto anni dell’animale ucciso. Hanno raccontato che la sera prima il cane, divenuto “ingestibile”, aveva morso l’uomo ad una mano e, per questo, era stato deciso di sopprimerlo.

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