CINGHIALI, ENPA: “IL VENETO FAVORISCE IL MERCATO NERO DELLA CARNE”

CINGHIALI, ENPA: “IL VENETO FAVORISCE IL MERCATO NERO DELLA CARNE”

78
CONDIVIDI
cinghiali.png

In Veneto, l’operatore privato che ha partecipato all’abbattimento dei cinghiali avrà come regalo l’animale ucciso, che potrà essere macellato liberamente per autoconsumo. Lo ha stabilito ieri la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare e Veterinaria della Regione. L’Enpa condanna duramente questa pratica, non solo per i rischi sanitari ma anche perché potrebbe incrementare il mercato nero delle carni, che vengono vendute per la ristorazione.

“Il Veneto continua a premiare l’illegalità. Occorre – dichiara l’Enpa – innanzitutto ricordare che l’articolo 19 della legge 157/92 non solo impone, nel controllo faunistico, i metodi ecologici, ma esclude ogni coinvolgimento di operatori privati, che altro non sono che cacciatori ai quali viene fatto frequentare un piccolo corso di abilitazione. Quindi, ora, non solo il Veneto continua a coinvolgerli andando contro le ben sette sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato illegittimo il ricorso a tali figure, ma li premia anche dando loro la possibilità di avere il corpo dell’animale ucciso e senza transitare per un macello autorizzato, con evidenti rischi per la salute pubblica. Questo in assenza di linee guida nazionali, che però il Veneto si arroga il diritto di anticipare scavalcando anche le istituzioni, come il Ministero della Salute”.

Inoltre, esiste un florido mercato nero delle carni, che non viene però citato e che invece rappresenta una vera e propria piaga, se non una emergenza sanitaria: un mercato che verrebbe così favorito, poiché impossibile controllare che fine faccia la carne regalata all’“operatore” privato.

“Sono scelte – aggiunge Enpa – che stimolano solamente ad uccidere più animali, in nome di una eradicazione scientificamente impossibile da raggiungere per moltissime specie e in particolare per quelle così diffuse come il cinghiale: con questi regali, semmai, ci sarà l’interesse a mantenerne alto il numero, perché gli abbattimenti stimolano il potenziale riproduttivo della specie e la dispersione del branco e le giovani matriarche continueranno a riprodursi. Principi ribaditi numerose volte dal mondo scientifico, ma volutamente ignorati”.

Anziché ostentare cifre e stime, il Veneto dovrebbe adoperarsi per una seria gestione faunistica che rispetti in primo luogo la legge, la scienza e il buonsenso. Premiare chi uccide raccontando la favoletta che lo fa solo per contribuire alla diminuzione del numero di esemplari non solo è discutibile, ma anche pericoloso in assenza di ferrei controlli. Gli abbattimenti di cinghiali vanno avanti 365 giorni l’anno con varie modalità e da oltre 20 anni, e nessun problema è mai stato risolto.

Commenti

commenti