TRENTO, PARLA IL CARABINIERE FERITO DALL’ORSO: “PENSAVO DI MORIRE”

TRENTO, PARLA IL CARABINIERE FERITO DALL’ORSO: “PENSAVO DI MORIRE”

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Sono stabili le condizioni di Diego Balasso, l’uomo ferito da un orso sabato sera ad Andalo e ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento. Come riporta Adnkronos il giovane carabiniere di origini venete non è stato dimesso, ma resterà ricoverato per qualche giorno nel reparto di chirurgia plastica, per poterlo medicare evitando che debba, ogni volta, entrare e uscire dall’ospedale.

Il carabiniere ha raccontato ad Adnkronos per la prima volta quanto accaduto. “Sabato sera ero con la mia amica Alexandra, stavamo passeggiando lungo il sentiero che costeggia il lago di Andalo, avrei dovuto attaccare di lì a poco, per il turno di mezzanotte. A un certo punto, mancavano forse dieci minuti alle 23, abbiamo sentito un rumore dall’acqua, ma poteva davvero essere di tutto, visto che aveva piovuto. All’improvviso si è spezzato un ramo e la sagoma nera dell’orso ci si è parata davanti, a venticinque metri. Siamo rimasti immobili ma lui è arrivato a 30 centimetri da me, mi annusava, mi soffiava dandomi due morsi leggeri al ginocchio sinistro, come per assaggiarmi. Quando ho spostato la gamba mi è saltato addosso. Ho lottato, ho cercato di evitare i morsi, ma quando mi ha addentato il collo ho pensato sarebbe stato l’ultimo momento della mia vita”. Ancora ricoverato nel reparto chirurgia estetica dell’ospedale Santa Chiara di Trento, racconta: “Quando sono caduto a terra mi sono messo il cappuccio del piumino, mi sono riparato chiudendomi con le spalle e tirando le gambe al petto. L’orso era un cucciolo, però mi ha afferrato il collo da dietro, mordendomi a pochi millimetri dalla giugulare, mi sono parato con l’avambraccio, gli dava fastidio il piumino e finché non è riuscito ad affondare la pelle mi ha dilaniato la schiena con graffi e morsi. Ho acceso la musica nel telefono, gliel’ho tirato, gli ho lanciato il portafogli ma lui non si spostava. Ha cercato di trascinarmi verso il lago, lo respingevo coi piedi ma lui mi correva dietro. Gli ho preso le orecchie, senza fargli male ma lui continuava a sbuffare, infastidito”. “Quando è riuscito ad agganciarmi la gamba sinistra per trascinarmi – continua Diego – è arrivato il fratello della mia amica, corsa nel frattempo a chiamarlo. E’ stato Christian a salvarmi, se non lo avesse distratto mettendosi a urlare, la mia lotta sarebbe durata poco. Nel mentre sono arrivati altri ragazzi, l’orso cercava la persona più vicina a lui, aveva fame. Sono stati sette, massimo dieci minuti di lotta. Ma ce l’abbiamo fatta. Mi rimarranno le cicatrici, ma non ho riportato danni permanenti”.

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