I circuiti viziosi delle corse di cavalli

I circuiti viziosi delle corse di cavalli

80
CONDIVIDI

Non vedo più nelle piazze le manifestazioni del mondo degli ippodromi. Da gennaio, ricevute assicurazioni che le prebende pubbliche – ancora centinaia di milioni di euro in piena crisi economica – continueranno ad essere sborsate per un settore che in un’economia davvero di mercato sarebbe già chiusa da tempo, i “posti di lavoro” sono rientrati nei ranghi. Per corse di trotto e galoppo che sempre meno persone vanno e vedere e su cui si riversano meno del 2% delle scommesse degli italiani.
Ieri al famigerato “Grand National” inglese sono morti altri due cavalli. Così fanno 87. Un po’ di più della media del Palio di Siena. Ma siamo lì. Giustamente oggi Danilo Mainardi sul “Corriere della Sera” si chiede se sia giusto far andare avanti comunque lo show.
Come faranno a Ferrara fra tre settimane per il Palio che qualche giorno fa ha ricevuto la sconfitta legale di una sentenza civile http://www.lav.it/index.php?id=1065 che apre la strada a sconfitte simili di Comuni ed Enti organizzatori che come a Ferrara vogliono continuare a ignorare le leggi, a far sfrecciare gli animali come se si fosse in un circuito di Formula 1, a giocare sulla pelle degli animali e con le casse pubbliche. Come non ha fatto il Sindaco di Ronciglione, grazie a un processo che speriamo si farà dopo i cavalli feriti e morti ammazzati in spregio all’Ordinanza ministeriale tuttora in vigore.
Per poi leggere che manifestazioni come l’Endurance Fise ora ha un “nuovo regolamento”. Quindi tutto a posto? Evviva l’autoregolametazione che nessuno seriamente controlla in maniera indipendente?
Qui manca una norma che riconosca finalmente al cavallo quanto sempre più persone gli riconoscono sul campo. La sua pace, il suo essere un compagno di vita non tenuto a scopo commerciale o di spettacolo. E con il diritto, sempre, a non essere macellato da uno dei popoli di maggior consumo di carni equine.
Ah già, è vero, abbiamo dovuto recentemente assistere anche alla “tenuta di strascico” agli industriali del farmaco veterinario che asseriscono che un cavallo deve essere “non destinato alla produzione di alimenti” finchè serve, e così chi se ne importa di trattamenti farmacologici e registri, per poi poter essere macellato come peso inutile per il proprietario. Il fatto grave non è che lo dicano loro. Sono quelli che, appunto, tengono lo “strascico”. Al sovversivo matrimonio fra interessi economici e violazione delle norme in salsa pseudo tecnico-scientifica.

Commenti

commenti