LA LEGGE DIMENTICATA: CHE FINE HA FATTO L'OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA VIVISEZIONE?

LA LEGGE DIMENTICATA: CHE FINE HA FATTO L'OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA VIVISEZIONE?

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Che fine ha fatto la legge sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale? A quasi vent’anni dalla sua entrata in vigore, il 31 ottobre 1993, e nel bel mezzo dello scontro sulla legge comunitaria per il 2011, è tempo di fare il punto. Lo chiede, anche a nome della Federazione italiana delle Associazioni Diritti Animali e Ambiente, l’ex ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, in una dettagliata interrogazione ai ministri della Salute e della Ricerca scientifica. La risposta potrà infatti confermare o fugare il sospetto, diffuso tra le associazioni animaliste, che la legge sia stata spesso e volentieri ignorata dai principali destinatari, università e centri di ricerca pubblici e privati.

Di qui l’idea di chiedere al governo “in quali e quante strutture afferenti direttamente ai due ministeri, quali e quanti enti vigilati, quali e quante università statali e non statali risultano applicate le disposizioni della legge, e in particolare l’obbligo di rendere noto che esiste la possibilità di dichiarare l’obiezione di coscienza e quello di predisporre appositi moduli per la dichiarazione”. L’on. Brambilla vuole anche sapere “in quanti Atenei e in quali facoltà universitarie sono stati istituiti i corsi sostitutivi e quanti fondi sono stati destinati alla realizzazione di essi”, per garantire agli studenti il diritto di obiezione e l’opportunità di conseguire comunque la laurea (ogni forma di discriminazione è infatti vietata); se gli obblighi previsti dalla 413 “risultino assolti nei principali istituti di ricerca privati”, quali ad esempio il “Mario Negri” di Milano e il “Mario Negri Sud” e quindi “quanti docenti, medici, tecnici, paramedici e studenti universitari, nell’ultimo quinquennio o comunque nell’ultimo periodo per il quale tali dati siano a disposizione, abbiano dichiarato la loro obiezione di coscienza”. Il quesito politicamente più importante riguarda le iniziative che il governo intende prendere “per rendere effettivo il diritto all’obiezione e segnalare alle autorità competenti i responsabili dell’eventuale inosservanza della legge”.
A lume di logica, l’obbligo di render nota la possibilità di dichiarare l’obiezione di coscienza comporta quantomeno l’affissione della legge in bacheca, l’informazione attraverso le segreterie di facoltà, o per via telematica. Come fanno oggi, dopo la denuncia presentata a suo tempo dalla LAV, le facoltà di Agraria e di Farmacia dell’Università di Perugia (http://www.agr.unipg.it/index.aspx?m=53&did=113 e http://facolta.unipg.it/farmacia/).

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