MESSINA, CORSE DI CAVALLI ORGANIZZATE DALLA MAFIA: 33 INDAGATI

MESSINA, CORSE DI CAVALLI ORGANIZZATE DALLA MAFIA: 33 INDAGATI

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Associazione mafiosa, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio. Queste – riporta Dire – le accuse di cui dovranno rispondere, a vario titolo, i 33 indagati finiti nella rete dei carabinieri del Comando provinciale di Messina. L’operazione, denominata ‘Cesare’, è figlia di una indagine della direzione distrettuale antimafia di Messina e ha consentito di disarticolare un gruppo criminale facente capo alla famiglia mafiosa denominata ‘clan Galli’. Oltre allo spaccio di droga l’associazione mafiosa esercitava un controllo anche sul business delle scommesse illecite sulle corse clandestine di cavalli che avvenivano nel Messinese nel corso delle ore notturne lungo strade urbane ed extraurbane chiuse al traffico illecitamente da gruppi di giovani a bordo di scooter reclutati appositamente per consentire il passaggio indisturbato dei calesse trainati dai cavalli. Secondo gli investigatori il gruppo criminale “si rapportava” al clan Santapaola di Catania per regolare i rapporti e le controversie . Tra gli indagati anche un veterinario che somministrava farmaci ai cavalli per incrementarne le prestazioni. L’operazione ha portato 18 persone in carcere e sei ai domiciliari, mentre per altri nove indagati è scattato l’obbligo di firma. L’inchiesta ha fatto emergere il ruolo di Giuseppe Irrera, commerciante di prodotti ortofrutticoli e genero del boss Luigi Galli che da anni si trova rinchiuso in carcere al regime di 41 bis. Irrera, che è tra i 18 indagati finiti in cella, sarebbe stato dedito all’organizzazione delle corse clandestine dei cavalli. Il suo negozio di frutta e verdura a Giostra è considerato dagli investigatori la “base operativa”. Altri indagati si occupavano di accudire e preparare i cavalli sottoponendoli agli allenamenti e, grazie a un veterinario compiacente, drogandoli con dei farmaci che ne miglioravano le prestazioni. Altri si occupavano, invece, di raccogliere il denaro delle puntate da parte degli scommettitori e di pagare i vincitori.

(Foto di repertorio)

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