TEST ANIMALI PER COSMETICI, ASSOCIAZIONI: UE DIFENDA I DIVIETI VIGENTI

TEST ANIMALI PER COSMETICI, ASSOCIAZIONI: UE DIFENDA I DIVIETI VIGENTI

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I test animali per gli ingredienti utilizzati nella produzione dei cosmetici siano vietati dal Regolamento Europeo sui cosmetici sin dal 2013, eppure, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e la Commissione Europea hanno stabilito che questi composti (persino quelli usati esclusivamente nei cosmetici) potranno venire testati sugli animali, qualora durante il processo di fabbricazione ci sia un’esposizione dei lavoratori a tali sostanze.

Questa decisione mina profondamente quanto voluto e approvato in Europa, da cittadini e istituzioni. In particolare, ECHA richiede e ammette sperimentazioni molto lunghe e dolorose, come tossicità subcronica di 90 giorni, tossicità per lo sviluppo post-natale e quella riproduttiva (https://echa.europa.eu/it/ about-us/who-we-are/board-of- appeal).

Una scelta in totale controtendenza, visto che anche molti Paesi non europei, grazie all’esempio della norma comunitaria, hanno deciso o sono in procinto di bandire la vivisezione a fini cosmetici. Tra questi: Turchia, India, Israele, Tawain, Guatemala, Sud Corea, Nuova Zelanda, oltre a Russia, Argentina, Cile, Ucraina, Colombia, Canada, Brasile, Giappone, Australia.

Le più importanti coalizioni animaliste come, Eurogroup for Animals, Cruelty Free Europe, European Coalition to End Animal Experiments-ECEAE (delle quali LAV fa parte), oltre alla Human Society International e a Peta UK, hanno deciso di rivolgersi ai membri del Parlamento (allegato) per chiedere che i divieti vigenti in UE sulla sperimentazione animale per fini cosmetici, e la commercializzazione di ingredienti testati sugli animali, siano pienamente osservati e attuati.

Inoltre, le associazioni chiedono che i requisiti normativi rispondano a un approccio specifico che garantisca ai consumatori, ai lavoratori e all’ambiente protezione e sicurezza, senza ulteriori test sugli animali, utilizzando solo metodi alternativi che non indeboliscano la protezione degli animali e, anzi, la rafforzino.

Chiaramente, la salute dei lavoratori è importante, ma non si capisce come una sostanza ritenuta sicura per un consumatore non venga automaticamente considerata tale anche per il lavoratore che la produce. È fondamentale che i rappresentanti dei cittadini europei in Parlamento garantiscano il rispetto dello scopo della norma sui cosmetici. Altrimenti, i divieti ottenuti dopo oltre 20 anni di battaglia animalista, e che i cittadini comunitari e le stesse aziende cosmetiche sostengono, verranno vanificati e migliaia di animali uccisi.

Ricordiamo che, fin da ora, è possibile fare un acquisto cruelty free rivolgendosi alle aziende che hanno deciso di aderire allo standard internazionale – gestito in Italia da LAV – riconoscibile con il coniglietto “leaping bunny” e dalla scritta “LAV dalla parte degli animali”: l’unico disciplinare che garantisce l’eticità dell’intera filiera di produzione e delle singole materie prime (scopri di più su: www.lav.it/aree-di-intervento/ vivisezione/le-aziende- cruelty-free).

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