SARDEGNA, SINDACO DI BONO: “COVID? DOMENICA NON SI CACCIA”

SARDEGNA, SINDACO DI BONO: “COVID? DOMENICA NON SI CACCIA”

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A prescindere dalle decisioni del Governo nazionale e regionale, domenica 17 gennaio a Bono non si caccia. A vietare l’accesso delle doppiette nel territorio del Comune in provincia di Sassari e’ l’ordinanza firmata oggi dal sindaco Elio Mulas. Gia’ assurto agli onori della cronaca nazionale insieme al suo vice Nicola Spanu per aver sfidato tra Natale e Capodanno – e poi ancora all’Epifania – le gerarchie ecclesiastiche, vietando le messe in presenza nelle chiese del paese, il sindaco torna a far parlare di se’ con un provvedimento che, prevenendo ogni eventuale contenzioso tra fonti normative gerarchicamente sovraordinate, sospende l’attivita’ venatoria nel territorio di Bono. Per ora cacciare e’ consentito, ma le decisioni attese da Roma venerdi’ con le nuove ordinanze che assegneranno le fasce alle varie Regioni, con relative restrizioni, potrebbero impedirlo, inducendo il presidente della Regione Christian Solinas a una deroga analoga a quella firmata il 9 gennaio per permettere anche domenica prossima l’attivita’ dei cacciatori sardi. Elio Mulas si porta avanti col lavoro e interdice il territorio di Bono per un motivo semplice: l’emergenza sanitaria in paese e’ ben piu’ grave di quanto non dicano i numeri ufficiali. “Non si puo’ andare a messa, figuriamoci se si puo’ andare a caccia”, dichiara il sindaco con una chiarezza che disarma, e’ il caso di dire, i cacciatori. “Ho adottato il provvedimento a scanso di equivoci, sollecitato da chiarimenti chiesti dalle compagnie di caccia. Avendo vietato di entrare e uscire da Bono se non per lavoro, salute o giustificati motivi, insomma siamo in zona rossa – chiarisce il primo cittadino – ho sciolto ogni dubbio interpretativo e ho sospeso espressamente la caccia”. L’ordinanza parla chiaro: l’attivita’ venatoria non e’ tra i giustificati motivi per cui si puo’ entrare e uscire dal territorio comunale sinche’ vigono le misure restrittive stabilite dall’ordinanza della discordia, quella del 5 gennaio.

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