TRAPANI, LEGA CAVALLA E LA LASCIA MORIRE DI FAME. ENPA PARTE CIVILE

TRAPANI, LEGA CAVALLA E LA LASCIA MORIRE DI FAME. ENPA PARTE CIVILE

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L’Ente Nazionale Protezione Animali è stato ammesso come parte civile nel procedimento contro un uomo che dovrà rispondere di uccisione di animale per aver legato con una corda una cavalla ad un albero ed averla lasciata morire di fame nel 2018 a Casteltretrano (Trapani). Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa: “L’agonia e la sofferenza che deve aver provato London, questo il nome della cavalla lasciata morire, nelle sue ultime ore di vite è inaccettabile. Per questo fin dal primo momento con il nostro ufficio legale ed in particolare con l’avv. Claudia Ricci, responsabile dell’ufficio legale nazionale, e l’avv. Riccardo Rubino, riferimento della RETE LEGALE ENPA a Marsala, ci siamo impegnati affinché un delitto così crudele non rimanesse impunito e nell’udienza di oggi, nella quale è stata discussa la messa alla prova dell’imputato, i nostri legali hanno sottolineato l’importanza che l’eventuale messa alla prova debba, però,  avere una condotta ‘molto riparatrice’ . Ringrazio anche la nostra Sezione di Castelvetrano che sin dal primo momento si è attivata.”. Il giudice del Tribunale di Marsala ha fissato l’udienza per sciogliere la riserva di messa alla prova per l’11 marzo.

London è stata trovata il 1 ottobre del 2018 ancora agonizzante in un appezzamento di terreno di contrada Seggio, a Castelvetrano (Trapani) grazie ad un cane che ha dato l’allarme. L’animale ha infatti iniziato ad abbaiare, attirando l’attenzione della sua proprietaria. Sul posto sono poi intervenuti i vigili urbani di Castelvetrano e il veterinario dell’Asp Leonardo Strada. La cavalla, purtroppo, è morta poco dopo. Le indagini della Procura di Marsala hanno portato all’identificazione del responsabile, un uomo di 70 anni che il Tribunale di Marsala ha rinviato a giudizi per il reato 544-bis del codice penale ai sensi del quale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”. La difesa ha chiesto la messa alla prova per l’imputato e nell’udienza di oggi il giudice del Tribunale di Marsala ha rinviato udienza all’11 marzo per sciogliere la riserva di messa alla prova.

(Testo e foto Enpa)

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