Anatemi e amnesie di un piccolo savonarola

Anatemi e amnesie di un piccolo savonarola

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Ma come si può continuare a tollerare che un residuo di medioevo, intollerante, aggressivo, prevaricante e insensibile continui ad aggirarsi tra di noi e a pretendere ascolto e perfino consenso?
Mi riferisco alle intemerate tanto ripetitive quanto rozzamente inefficaci, che periodicamente vorrebbero riproporsi alla attenzione dei più con due finalità, una peggiore dell’altra.
Quella meno sottolineata e nella sua evidenza meno infingarda è quella di chiedere soldi, sempre soldi, tanti soldi per le attività degli organismi che tali postulanti presiedono.
L’altra, veramente infame e per fortuna controproducente, è quella di cercare di sottrarre ogni consenso, ogni centimetro di spazio e perfino ogni legittimità a chiunque altro presenti il proprio lavoro, la propria attività di volontariato e per questo chieda consenso e sostegno.
Nella attività di questa compagnia di giro esistono figure che si distinguono in negativo per la pervicacia con cui si affacciano ad ogni scenario disponibile.
Ne stiamo avendo, in questi giorni, una ennesima dimostrazione. Un savonarola in sedicesimo emette schiamazzanti comunicati contro chiunque – orrore – scelga di dare aiuto a cani randagi, gatti bisognosi e più in generale animali in difficoltà.
Anatema: qualunque risorsa, briciola, attenzione non deve in nessun modo disperdersi ma confluire esclusivamente nelle casse dello schiamazzante personaggio.
Perchè prendersela con chi fa del bene agli animali, mentre non una sola parola viene detta nei confronti di chi il proprio denaro lo indirizza in qualsiasi altra direzione?
Facile, e perfino involontariamente lusinghiero per gli animalisti. Si riconosce che esiste un mondo di persone sensibili al bisogno e alle sofferenze – qualunque bisogno, qualunque sofferenza – ed è lì che, con un intervento a gamba tesa si vuole entrare.
Nel far questo nessuna remora. Non è esistito San Francesco e tanto meno fratello Lupo. Non sono esistite le parole di Papa Paolo VI che vedeva negli animali “i nostri fratelli più piccoli”. Nessun accenno alle infinire opere di bontà che, dirette ad un animale salvano insieme a questi una persona. Nemmeno un cenno alle tante persone sfrattate, senza tetto, bisognose, vittime di dipendenze,che rifiutano un ricovero perchè i pietosi enti di accoglienza pretendono, per soccorrerli, di separarli dai loro spesso unici compagni: gli animali. Nessun apprezzamento per quelle realtà – penso al Centro Don Orione di Bucarest – che curano insieme i bambini con gravi disabilità e gli animali strappati alle sofferenze, riuscendo a realizzare un progetto esemplare di pet therapy con degli asinelli.
Tutto questo non deve esistere, di fronte alla pretesa che se un centesimo esce da una tasca deve finire necessariamente in quella dei savonarola contemporanei in nome di una arida ed arbitraria gerarchia degli affetti e dei sentimenti.

Per fortuna, e grazia a un Dio misericordioso ben al di sopra di chi lo vorrebbe tirare per la veste, queste argomentazioni si rivelano dei veri e propri boomerang.
Chiunque, dotato di animo sensibile, capisce che stabilire gerarchie di affetti, entrare voyeristicamente nei sentimenti degli altri, pretendere di costringerli ricattatoriamente a piegarsi alle proprie prepotenze non funziona: Non funziona più.
E infine, vogliamo dirlo?
Nessun animalista si permette di contestare un aiuto o un contributo fatto a qualsiasi altra Associazione con qualsivoglia finalità.
E’ per questo che noi animalisti rivendichiamo a testa alta e con pieno convincimento il diritto all’aiuto e al sostegno agli animali non solo in compresenza di persone ma anche come scelta in sè.
L’amore, la cura non ammettono gerarchie e soprattutto non hanno bisogno di giustificazioni. Sono valori assoluti.

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