COVID E VISONI, LAV: RAPPORTO “FASHION SPILLOVER” SU DIFFUSIONE IN ALLEVAMENTI

COVID E VISONI, LAV: RAPPORTO “FASHION SPILLOVER” SU DIFFUSIONE IN ALLEVAMENTI

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Tra aprile e dicembre 2020, la diffusione della epidemia di coronavirus tra gli allevamenti di visone (oltre 400 focolai tra Europa e Nord America) ha dimostrato come il contesto di allevamento intensivo offra le condizioni ideali per lo sviluppo di epidemie.

L’Industria “della pelliccia”, crudele, anacronistica, insalubre ne è totalmente responsabile.

Ma grave è anche la disattenzione del Ministro della Salute che, accompagnato da un Comitato Tecnico Scientifico impegnato a chiudere piscine, palestre e ristoranti, non si è reso conto che gli allevamenti di visoni sono gli unici serbatoi del coronavirus ancora aperti.

Per tutto il 2020 abbiamo visto un intervento delle Istituzioni, tardivo, inefficace o addirittura assente (anche da parte delle Regioni interessate dalla presenza di allevamenti di visoni).

Il nuovo Rapporto LAV “Fashion Spillover – Covid e Visoni, Responsabilità della industria della pelliccia e delle istituzioni” a cura di Simone Pavesi Responsabile LAV Area Moda Animal Free (nsferxl.com/08vHSRDFbScdjS) dedica una prima parte all’ambito “Istituzionale” con una descrizione puntuale della cronologia della diffusione dell’epidemia di coronavirus tra gli allevamenti di visoni in Europa e Nord America, i provvedimenti adottati o non adottati dei vari governi, le valutazioni scientifiche di autorità sanitarie nazionali di diversi paesi e organismi internazionali come l’OMS e l’OIE, il contesto italiano (con il primo focolaio in un allevamento a Cremona, l’investigazione della LAV negli allevamenti di visoni, l’indagine amministrativa che ha consentito di acquisire una significativa mole di dati e informazioni altrimenti non rese pubbliche dalle autorità sanitarie, come i costi che gravano sulla Sanità Pubblica per il monitoraggio di questi allevamenti).

La seconda parte del Rapporto descrive il ruolo, colpevole, della “Industria della pelliccia” nell’avere progettato un sistema di sfruttamento degli animali basato sull’allevamento intensivo e che, nel tempo, ha creato le condizioni ottimali per la nascita e la diffusione della epidemia di coronavirus. Un sistema malato e “tutelato” da auto-certificazioni cosiddette “responsabili” ma che di responsabile non hanno proprio nulla.

Il Rapporto “Fashion Spillover” si conclude con un duplice appello, alle aziende della moda e alle istituzioni: stop all’uso e al commercio di pellicce, e definitiva chiusura degli allevamenti di visoni.

(Testo e foto Lav)

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