CINGHIALI, GAIA: CATTURE E ABBATTIMENTI NON SONO QUESTIONI DI SICUREZZA

CINGHIALI, GAIA: CATTURE E ABBATTIMENTI NON SONO QUESTIONI DI SICUREZZA

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Prefetto e Provincia di Como hanno deciso, per “questioni di sicurezza pubblica”, di dare il via a catture ed abbattimenti di cinghiali.

Lo schema è sempre lo stesso: agricoltori e loro rappresentanti lanciano l’allarme, il mondo venatorio si mette a disposizione, e arrivano i piani di contenimento, di prelevamento, di abbattimento. Arriva la caccia in deroga anche in parchi dove la caccia dovrebbe essere vietata. Arrivano le trappole, gli abbattimenti su segnalazione, la battute e le girate, e migliaia di animali uccisi. Questo ormai da anni, in uno schema che puntualmente e ciclicamente si ripete identico, dimostrandosi oltre che eticamente condannabile ed ecologicamente dannoso, anche del tutto inefficace.

MA:

– i continui piani di abbattimento hanno ottenuto esattamente l’effetto contrario, ovvero rendere più prolifici i cinghiali ed aumentarne a dismisura il numero

– esistono aziende faunistico venatorie nelle quali i cinghiali vengono fatti riprodurre e poi rilasciati sul territorio fino ad assumere la parvenza di veri e propri allevamenti di cinghiali; essi sono destinati all’addestramento cani, al rilascio in natura dove sia cacciatori che turisti (quest’ultimi pagando un ticket) possono sparare agli animali e portarsi a casa un trofeo

Quale credibilità possono avere gli enti venatori in tema di fauna selvatica, equilibri degli ambienti naturali, gestione di eventuali problematiche quando sono diretti responsabili del problema, con pratiche ormai note e da sempre insabbiate come quella delle immissioni illegali di specie altamente prolifere (spesso provenienti dall’est Europa)? Come si può credere in una loro imparzialità nel gestire la questione, dal momento che sono i primi a trarre profitto da tutta questa “emergenza”, vedendosi aperta la caccia in deroga e accaparrandosi evidenti benefici e avvalendosi dei fondi destinati alla categoria?

“Sembra chiaro che il mondo venatorio non possa essere un referente autorevole ed affidabile in tema di fauna selvatica, a fronte dell’evidente conflitto di interessi”, dichiara il presidente di Gaia Animali & Ambiente, Edgar Meyer.

La conclusione è evidente:

La proliferazione della popolazione del cinghiale e quindi anche l’aumento dei danni causati all’agricoltura e degli incidenti stradali è anche conseguenza diretta della pressione venatoria nei confronti di questa specie: l’abbattimento massiccio non diminuisce, ma aumenta il numero dei cinghiali.

“Chiediamo l’immediato annullamento dell’atto predisposto dal Prefetto e dalla Provincia di Como in quanto non è più sostenibile utilizzare i metodi finora applicati poiché questi, come è storicamente evidente, non hanno assolutamente saputo rispondere alle esigenze dichiarate se non in maniera temporanea”, proseguono gli ambientalisti. La situazione non può essere inquadrata come emergenziale: ad oggi non sussistono fatti tali per cui ritenere la presenza dei cinghiali sul territorio comasco una minaccia.

E’ necessario affrontare la tematica con un approccio differente.

“Uccidere non è mai una soluzione e sicuramente non può essere la prima”, conclude Meyer.

(Comunicato Gaia, foto di repertorio)

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