GAS SERRA, ECCO LA ROAD MAP DELL'ITALIA PER UN'ECONOMIA "POVERA DI CARBONIO"

GAS SERRA, ECCO LA ROAD MAP DELL'ITALIA PER UN'ECONOMIA "POVERA DI CARBONIO"

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Il programma italiano per contenere le emissioni dei gas serra è pronto. Dopo una serie di rinvii, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha presentato a Roma, martedì 17, la road map per una riduzione di carbonio a “tappe” che permetterà all’Italia di rientrare nei parametri dell’Unione europea: dal -25% del 2020 sino a toccare quota -80% nel 2050. “Ho mandato al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr) il piano nazionale per la riduzione delle emissioni al 2020 – ha detto Clini – incardinato negli obblighi europei e nella strategia Ue al 2050″. Tra le priorità indicate,  l’estensione al 2020 del credito di imposta (55%) per l’efficienza energetica nell’edilizia. Il Piano anti-emissioni “fa riferimento – ha spiegato ancora il ministro – ad alcune decisioni che stiamo prendendo nella delega fiscale”. Ma la Lav (Lega anti vivisezione) non ci sta e bolla l’intervento del governo come un “un Piano a metà”. “Senza interventi sulla zootecnia, sulla produzione e sui consumi di carne e degli altri prodotti di origine animale, il Piano non potrà dare i risultati sperati, ha detto Paola Segurini, responsabile nazionale del settore veg della Lav.
Le proposte del ministro per il 2020, presentate in forma di delibera al Cipe ed illustrate nel corso della riunione del Mef (Major economies forum) all’Aranciera di San Sisto, a Roma, rientrano nell’ambito del Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra per il rispetto, da parte dell’Italia, del pacchetto Ue clima energia (20-20-20). Si collocano poi all’interno di una road map europea che punta, guardando in prospettiva al 2050, su un’economia a basso contenuto di carbonio. In particolare, Clini indica alcuni obiettivi: istituzione di un catalogo di tecnologie, sistemi e prodotti per decarbonizzare l’economia italiana, con lo sviluppo di una filiera italiana; introduzione della carbon tax (risorse a potenziamento del Fondo per Kyoto); efficienza energetica e rinnovabili, generazione distribuita e reti intelligenti per ‘smart cities’; eco-edilizia ed estensione fino al 2020 del credito di imposta (55%) per investimenti a bassa CO2 in economia; infine gestione del patrimonio forestale sia come serbatoio di cattura dell’anidride carbonica che per la produzione di biomassa e biocombustibili.
Poi un altro tema. “La discussione è aperta non sulle rinnovabili ma sul sistema elettrico”, ha rivelato il ministro Clini. “Per raggiungere la grid parity (il punto in cui l’energia elettrica prodotta con metodi alternativi ha lo stesso prezzo dell’energia tradizionale, ndr) – aggiunge il ministro – possiamo, e dobbiamo, accelerare quanto più possibile la semplificazione degli iter” di autorizzazione degli impianti. Dobbiamo “rendere al massimo il fotovoltaico nell’edilizia e nelle attività industriali”. Quindi, il ministro ha anche ricordato l’importanza delle “biomasse e dei biocarburanti in ambito locale” e dello sviluppo della “filiera corta”.
E ancora: il summit sullo sviluppo sostenibile a Rio de Janeiro di fine giugno è “una grande opportunità per l’ Italia”. Ne è pienamente convinto Clini, che ha sottolineato: “In Brasile ci sono più di 700 imprese italiane con posizioni da primato sia per fatturato che per i prodotti e queste imprese hanno chiesto di essere presenti a Rio de Janeiro sotto la bandiera italiana”.
Il governo sembra andare per la sua strada, ma Segurini della Lav spiega: “Gli allevamenti sono responsabili del 18% di tutte le emissioni di gas serra (da attività umane), e, ad esempio, la carne di agnello e di bovino sono le più dispendiose ecologicamente parlando in quanto generano, rispettivamente, 39,2 chili di CO2 per kg di alimento e 27 kg di CO2/kg alimento, con l’aggravio che la carne bovina viene consumata in quantità decisamente superiori a livello globale (fonte: Environmental Working Group, luglio 2011). E ancora: il 37% del metano è prodotto dal sistema digestivo dei ruminanti; il 65% degli ossidi di azoto è emesso dal letame, che ha un potere climalternante 265 volte maggiore della CO2.” E il vicepresidente nazionale della stessa associazione, Roberto Bennati, dice: “Chiediamo al Ministro Clini di integrare il suo Piano con interventi mirati sulla filiera zootecnica, che riducano in modo efficace e tempestivo l’impatto negativo che questa produzione ha in materia di emissione di gas serra. Nella proposta di delibera al Cipe il Ministro dell’Ambiente tratta la questione degli animali solamente con un piccolo finanziamento al recupero delle deiezioni zootecniche per la produzione di biogas, laddove invece non si incide invece sulla quantità di animali e quindi delle deiezioni  che incidono sulle emissioni di gas serra: le cause sono note e denunciate da tempo, ora è il momento di fare prevenzione attuando obiettivi chiari ed efficaci, come quelli indicati dai maggiori organismi scientifici internazionali, per la riduzione di emissioni inquinanti causate dal ciclo di produzione della carne e introducendo una tassa sulle emissioni di gas serra”.
La Lav ha chiesto poi un incontro al Ministro dell’Ambiente per presentargli il nuovo dossier dal titolo “I costi reali del ciclo di produzione della carne”. Ecco la prima raccolta dei più importanti studi internazionali tecnico-scientifici che attribuiscono elevatissimi e gravi costi ambientali, ma anche sanitari e in termini di benessere animale, al ciclo di produzione della carne. Non dipende tutto, quindi, solo dall’inquinamento atmosferico.

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