GIORNATA DEGLI OCEANI: CAMPAGNA PER 30% AREA PROTETTA ENTRO IL 2030

GIORNATA DEGLI OCEANI: CAMPAGNA PER 30% AREA PROTETTA ENTRO IL 2030

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Inquinamento da plastiche e riscaldamento globale: ecco le due principali minacce per i mari e gli oceani, che mettono a rischio la vita e l’ecosistema umano. Come riporta Ansa fra le tante azioni in loro difesa l’idea di rendere area protetta il 30% della loro superficie entro il 2030. La Giornata Mondiale degli Oceani torna oggi, 8 giugno, e lancia più allarmi che speranze. I mari sono inquinati dalla plastica, i gas serra li surriscaldano e li acidificano. Fauna e flora marina sono in pericolo, l’uomo rischia di perdere i pesci che lo nutrono, e intanto mangia la plastica che loro hanno inghiottito. Il tema della Giornata di domani è proprio “Oceani: vita e sostentamento”, per mettere in luce il ruolo fondamentale delle distese marine per produrre ossigeno, assorbire CO2, nutrire l’umanita’. La Giornata è organizzata dal 1992 da The Ocean Project e dal World Ocean Network, ed è riconosciuta dall’Onu dal 2008. A guidare l’evento è un Consiglio consultivo giovanile, formato da 25 membri dai 16 ai 23 anni da 20 diversi paesi. Quest’anno hanno scelto di appoggiare la campagna internazionale “30×30”, lanciata da ambientalisti e scienziati di tutto il mondo: chiede di rendere area protetta il 30% della superficie mondiale, terrestre e marina. Di recente, ha ottenuto il sostegno anche del presidente americano Joe Biden. Si calcola che in tutto il mondo finiscano in mare ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica. Ce sono sono già più di 150 milioni: di questo passo, nel 2050 negli oceani la plastica peserà più di tutta la fauna marina. Poi c’è il riscaldamento globale, che agisce in due modi sugli oceani: aumenta la loro temperatura e li fa diventare più acidi, con la CO2 dell’atmosfera che si scioglie nell’acqua. Risultato: coralli che muoiono, plancton e molluschi che non riescono a formare le conchiglie e fanno mancare il cibo ai loro predatori, pesci che devono migrare verso acque più fresche. Anche il nostro Mediterraneo risente di questi problemi. Un rapporto dell’Ispra, diffuso per la Giornata, spiega che sulle spiagge italiane si trovano in media 400 rifiuti ogni 100 metri, e che sui fondali dell’Adriatico si arriva a 300 rifiuti per chilometro quadrato. Per l’80%, è plastica: buste della spesa, contenitori monouso, reti da pesca.

(Foto di repertorio)

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