CATANZARO, ENPA: STRAGE DI RANDAGI DOPO LA MORTE DI SIMONA CAVALLARO

CATANZARO, ENPA: STRAGE DI RANDAGI DOPO LA MORTE DI SIMONA CAVALLARO

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Come riportato dal Corriere della Sera a una settimana di distanza dalla tragedia di Satriano dove alcuni cani da pastore hanno azzannato e ucciso Simona Cavallaro, una ragazza di venti anni che si trovava in un’area picnic nella pineta di Monte Fiorino, in diversi quartieri di Catanzaro sono stati uccisi una ventina di cani, avvelenati con la stricnina.

“C’è certamente una correlazione tra i due episodi — ha affermato Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa, intervistata dal Corriere della Sera —. E c’è comunque anche una colpevolezza che si base su due livelli: il primo la ferocia e l’ignoranza di che compie questi atti. La seconda, che è superiore, riguarda le istituzioni che da anni non hanno fatto nulla per risolvere il fenomeno del randagismo”. Riportiamo un pezzo dell’articolo firmato da Carlo Macrì e pubblicato su Corriere della Sera.

Una crudeltà senza giustificazione alcuna che chiama in causa Comuni e Regione che non hanno mosso un dito neanche dopo la tragedia di Satriano. “In Calabria non c’è un solo provvedimento nell’interesse del randagismo. Nessuno sa quanti siano i randagi, perché non c’è un censimento, un’anagrafe canina. Le istituzioni agiscono in base a un input. Siamo all’anno zero”, dice ancora Rocchi. La presidente nazionale dell’Enpa insiste su un punto: «Semmai ci fosse un’inchiesta e qualcuno sarà processato noi ci costituiremo parte civile. Non credo, però, che ciò accadrà mai. Quando succedono queste stragi, i Comuni dovrebbero mettere in atto una normativa sulle polpette avvelenate, che esiste e che viene applicata con forza in molte aree del Paese. Occorrerebbe fare degli accertamenti per capire la provenienza del veleno e limitare le zone dell’avvelenamento per trovare ogni traccia possibile per arrivare ai responsabili», sostiene Carla Rocchi.

(Testo Enpa, foto di repertorio)

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