AMERICA LATINA, GW: ATTIVISTI PER L’AMBIENTE RISCHIANO LA VITA

AMERICA LATINA, GW: ATTIVISTI PER L’AMBIENTE RISCHIANO LA VITA

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Difendere l’ambiente è un impegno gravoso in tutto il mondo ma in alcuni paesi può anche diventare estremamente pericoloso per la propria incolumità: come riporta Dire lo certifica un rapporto diffuso dall’ong Global Witness l’area più rischiosa è quella dell’America Latina, dove figurano ben 7 delle 10 nazioni che hanno registrato il maggior numero di morti tra gli attivisti. Nel mondo, nel 2020, le vittime sono state almeno 227. La media degli omicidi è di quattro a settimana. Il Paese più a rischio è la Colombia, con 65 morti nel 2020. Seguono il Messico, con 30, e le Filippine. Il Brasile è al terzo posto in America Latina e al quarto nel mondo, con 20 attivisti e rappresentanti sociali uccisi solo nel corso del 2020. Più del 70% dei casi si è verificato in Amazzonia e la metà di questi ha coinvolto le popolazioni native che tradizionalmente abitano queste regioni. Secondo Global Witness, la principale ragione all’origine di queste morti a livello globale è il disboscamento, come dimostrano le storie dei difensori dei diritti ambientali assassinati in Brasile: Zezico Rodrigues Guajajara, Ari Uru-Eu-Wau-Wau e Kwaxipuru Kaapor. Secondo gli esperti, in Brasile si muore anche per tutelare il diritto alla terra e la riforma agraria. A rischio anche chi lotta contro l’estrazione illegale, l’agrobusiness e per tutelare le risorse idriche e le dighe. Il report di Global Witness – riporta sempre Dire – evidenzia anche un collegamento diretto tra il numero di attacchi e il grado di libertà civili di ciascun Paese, sulla base dei dati forniti dall’iniziativa Civicus, che classifica il Brasile nella lista dei 46 Paesi dove tali libertà sono limitate. A questo proposito, lo studio dell’ong conclude avvertendo che quasi 50 dei 227 omicidi globali sono avvenuti in regioni dove i diritti sono limitati e oltre 150 dove c’è repressione.

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