SETTIMANA DEL PROSCIUTTO, LAV: SETTIMANA DEL PROSCIUTTO: QUELLO CHE LA CAMPAGNA DEL...

SETTIMANA DEL PROSCIUTTO, LAV: SETTIMANA DEL PROSCIUTTO: QUELLO CHE LA CAMPAGNA DEL MIPAAF NON DICE

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Inizia oggi e proseguirà per tutto ottobre la campagna del Mipaaf per promuovere un consumo “consapevole e sostenibile” del prosciutto italiano DOP. “La valorizzazione della filiera suinicola” – così viene descritto l’obiettivo della campagna – sembra però non tenere in alcun conto l’importanza della trasparenza verso i consumatori, sempre più attenti al benessere degli animali allevati e all’impronta ecologica di ciò che mangiano. Nella campagna non trovano alcuno spazio la realtà degli allevamenti di suini nel nostro Paese – ampiamente documentata da LAV in diverse investigazioni sulle condizioni negli allevamenti, da cui i prosciutti, compresi quelli DOP, provengono – e la situazione di estrema sofferenza in cui versano troppo spesso gli animali coinvolti in questa filiera.

“Lo scenario che si apre dietro le porte chiuse degli allevamenti visitati è agghiacciante: gli animali presentano ferite e tumori spesso non curati, con comportamenti stereotipati indotti dalla totale inadeguatezza delle condizioni di vita cui sono costretti. Molto spesso si trovano corpi di maiali senza vita abbandonati nei corridoi e nei recinti stessi, che diventano oggetto di cannibalismo da parte dei loro simili. –  spiega Lorenza Bianchi, Responsabile Area Animali negli allevamenti – In Italia, inoltre, i maiali sono ancora sottoposti in modo routinario a vergognose mutilazioni, quali il taglio della coda e la troncatura dei denti, entrambe pratiche in violazione della normativa europea, e alla castrazione senza alcun uso di anestetici ed analgesici e senza la supervisione medica di un veterinario”.

Lo stesso Ministero promotore della campagna è co-firmatario, insieme al Ministero della Salute, di un decreto che introduce un nuovo metodo di etichettatura sul benessere degli animali allevati, il Sistema Nazionale Qualità per il Benessere Animale. Uno strumento essenziale per informare ed orientare i consumatori nelle loro scelte di acquisto, ma del tutto inefficace ed ingannevole nella sua forma attuale. “Gli standard di benessere dei suini, che potrebbero essere approvati nelle prossime settimane insieme al decreto, consentirebbero infatti di etichettare con certificazione di benessere animale prodotti provenienti da allevamenti in cui le scrofe sono confinate in gabbia e in cui i suini subiscono le dolorose mutilazioni”, aggiunge Bianchi.

LAV ribadisce ai due Ministri la necessità di non approvare questi standard, del tutto inaccettabili ed ingannevoli per i consumatori, e di prevedere invece standard che siano davvero migliorativi delle condizioni degli animali allevati, tenendo conto dell’evidenza scientifica disponibile e della sempre maggiore sensibilità dei consumatori verso questo tema.

L’iniziativa del Mipaaf omette anche di informare il pubblico sull’impatto ambientale e sanitario della filiera, quantificati anche nella recente ricerca #CarissimaCarne, commissionata da LAV alla società di consulenza Demetra. Lo studio rivela l’insostenibilità dei consumi attuali di carne e salumi, con questi ultimi che gravano in modo pesante sulla salute pubblica in termini di patologie e risorse monetarie da destinare alle cure.

Ciononostante, il settore zootecnico non solo riceve un ingente sostegno alla produzione attraverso i fondi della Politica Agricola Comune europea e da innumerevoli disposizioni nazionali, come l’ultimo decreto del Mipaaf che mette a disposizione del settore 94 milioni di euro, ma anche attraverso finanziamenti sia nazionali che europei per la promozione dei suoi prodotti. Un esempio italiano: il Fondo Nazionale per la Suinicoltura, che ha messo a disposizione del comparto 5 milioni di euro per il 2019-2020 e altri 10 milioni di euro per il 2021, da utilizzare per diverse finalità, tra cui quella promozionale, compresa la promozione del prosciutto italiano DOP.

Per ribadire la necessità di un cambio di rotta radicale, in occasione del G20 dei Ministri dell’Agricoltura, LAV ha co-firmato una lettera alla Commissione europea – insieme alle altre 50 ONG nella campagna #StopEUMeatAds – per chiedere lo stop ai finanziamenti di campagne che pubblicizzano alimenti quali carne, latticini e uova. Nei 5 anni tra il 2014 e il 2019, attraverso il canale CHAFEA sono stati assegnati agli allevatori e produttori italiani un totale di quasi 48 milioni di euro.

“In un momento di acceso dibattito in vista degli eventi della Cop26 sul clima e sulle azioni correttive da intraprendere, non è più possibile non riconoscere l’enorme impatto ambientale e climatico degli allevamenti, nonché la necessità di una riconversione verso produzione e consumo di cibi vegetali. Insomma, quella del Mipaaf è una campagna che nasconde troppi aspetti fondamentali della realtà per definirsi di sostegno ad un consumo consapevole e sostenibile”. conclude Lorenza Bianchi.

 

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