CACCIATORI CONTRO L’ARMA, ASSOCIAZIONI: MAI VISTO UN ATTACCO DEL GENERE

CACCIATORI CONTRO L’ARMA, ASSOCIAZIONI: MAI VISTO UN ATTACCO DEL GENERE

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Cacciatori contro l’Arma dei Carabinieri, mai si era assistito ad un attacco frontale agli Organi dello Stato

Non c’è solo la connotazione negativa che li distingue da sempre, ovvero il tasso impressionante di episodi di illegalità che emerge dalla loro attività: i cacciatori bresciani riescono a primeggiare a livello lombardo, e probabilmente nazionale, anche per la determinazione con la quale, da decenni, perseguono l’impunità. Sono forse gli unici al mondo che da un lato affermano che sì, i controlli venatori devono esserci, aggiungendo però che no, le auto e gli abiti civili degli agenti di polizia giudiziaria non vanno bene.

Nel frattempo, l’attività di prevenzione e repressione del bracconaggio giustamente condotta con mezzi e modalità adatte a individuare i comportamenti illeciti, ha già portato in queste ultime settimane a decine e decine di denunce (sono oltre un centinaio i cacciatori e i bracconieri denunciati nel mese di ottobre) per abbattimento di fauna protetta – 10 episodi in due ore, domenica scorsa – e trappolaggio, nella quasi totalità dei casi riconducibili proprio a cacciatori con regolare licenza.

Oggi è stata indetta una manifestazione, che riteniamo vergognosa, contro l’Arma dei Carabinieri, per protestare soprattutto contro i controlli sugli anellini identificativi dei richiami vivi, che mira del tutto legittimamente a fermare un traffico illecito che si calcola valga oltre 15 milioni di euro e vede coinvolte reti criminali italiane ed estere. Le principali associazioni venatorie invece di impegnarsi affinché i loro associati non abbattano specie particolarmente protette , utilizzino richiami elettroacustici, mettano reti e trappole hanno deciso di appoggiare, incredibilmente, una manifestazione che attacca palesemente le Forze dell’Ordine.

L’operato dei Carabinieri Forestale, non sono solo è del tutto legittimo, ma anche doveroso visto che la provincia di Brescia è inserita all’interno del Piano di azione nazionale contro il bracconaggio come “blackspot”, cioè un’area prioritaria per la lotta alle pratiche illegali.

Solo grazie all’attività dei Militari che da oltre vent’anni sono impegnati nell’Operazione denominata “Pettirosso” c’è un minimo argine al bracconaggio a Brescia, che altrimenti graverebbe sui pochi Agenti e volontari presenti sul territorio.

Ma poiché i cacciatori evidentemente non sanno più che pesci pigliare, è di ieri la notizia della richiesta alla Regione Lombardia di una Sanatoria per legalizzare ciò il cui possesso costituisce reato: richiami illecitamente detenuti e bracconati.

Addirittura viene spacciato come esistente un provvedimento similare che la Regione Liguria avrebbe approvato: vera e propria falsità visto che un provvedimento sulle fascette da apporre a richiami è stato sì approvato, ma subito impugnato dal Governo e successivamente ritirato dalla stessa Regione Liguria.

Molti cacciatori lombardi sono meglio di coloro che li rappresentano e sono stanchi di strategie tese solo a difendere una parte estremista e allergica alle regole.

Mai si era arrivati ad attaccare frontalmente gli organi dello Stato e ribadiamo il nostro appello alle Istituzioni a mantenere dritta la barra della legalità.

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