COP26, SECONDA BOZZA: DIFFICILE UN ACCORDO “ALTO”

COP26, SECONDA BOZZA: DIFFICILE UN ACCORDO “ALTO”

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Un accordo difficile da chiudere se rapportato alle aspettative. Il testo che dovrebbe contemplare l’intesa dei 196 Paesi sul clima è ancora sotto la lente d’ingrandimento di sherpa e negoziatori. Tanto che sembra proprio resterà tutto in piedi fino a che non si riusciranno a mettere insieme degli elementi convincenti, soprattutto guardando alla comunità internazionale. Alla Cop26 a Glasgow, per una conclusione alta del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici serve mettere in campo le risorse per i Paesi in via di sviluppo. Almeno quello. L’appello che arriva direttamente dal primo ministro Britannico Boris Johnson che chiede il “coraggio” necessario per chiudere il cerchio, altrimenti c’è il “rischio” che “tutto possa saltare in aria”. Intanto dall’ultima bozza di accordo si evince un passo indietro sullo stop al carbone sull’eliminazione dei sussidi ai fossili; la formula usata diventa infatti quella dell’invito a fare di più. Dove però batte il dente è proprio dove fa più male: il Fondo da 100 miliardi di dollari all’anno ancora non c’è, né un vero e proprio impegno a farlo partire il prima possibile. Gli Usa – con il suo inviato speciale per il clima degli Stati Uniti John Kerry – stanno sostenendo l’eliminazione graduale dell’uso del carbone (quello le cui emissioni non possono esser abbattute) e la fine di almeno una parte dei sussidi ai combustibili fossili da parte dei governi. Sulla stessa linea l’Europa che per voce del vicepresidente Ue Frans Timmermans chiede di includere “un’azione forte sull’energia” in particolare sul carbone e sui sussidi per i combustibili fossili. Una nota che però non lascia presagire niente di troppo ambizioso, e che funge un po’ come mettere le mani avanti, viene dal presidente della Cop26 Alok Sharma: “Non credo che possiamo spingere eccessivamente per le difficoltà che ci sono. Se fosse stato facile lo avremmo risolto negli ultimi sei anni”. Una chiave per salvare il salvabile la offre però Boris Johnson che – dopo aver sentito sia Mario Draghi (l’Italia ha la co-presidenza della Cop26) sia il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (prossimo Paese ospitante il vertice della Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Cop27) – esorta i Paesi a trovare i soldi per Paesi in via di sviluppo e a maggior rischio a causa degli impatti dei cambiamenti climatici. Il messaggio è chiaro, oltre che diretto: “Questo è ciò che deve accadere nelle prossime ore; la gente ha bisogno di vedere che ci sono abbastanza soldi e abbastanza impegno”. Inoltre chiede “coraggio” per finalizzare l’accordo. In questo modo avremo “una tabella di marcia che ci consentirà di andare avanti e di iniziare a rimuovere la minaccia” dei cambiamenti climatici. Testo quindi che è ancora in sede di modifiche e ‘limature’, come amano definirle in sede internazionale; questo, e il lavoro frenetico dei negoziatori per aggiustare il tiro, lascia presumere una chiusura posticipata del vertice.

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