SALERNO, CACCIAVANO IN AREA PROTETTA: CONDANNATI

SALERNO, CACCIAVANO IN AREA PROTETTA: CONDANNATI

225
CONDIVIDI
caccia3.png

Cacciavano all’interno di un’area protetta della provincia di Salerno. Per questo, ai due imputati è stata comminata un’ammenda di 500 euro ciascuno ed è stata disposta la distruzione delle armi confiscate, oltre la condanna al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile Enpa. La sentenza conferma quella emessa in primo grado dal Tribunale Penale di Salerno il 10 febbraio dell’anno scorso. Il fatto è avvenuto nel novembre 2017. I bracconieri erano stati colti sul fatto di primo mattino lungo le sponde del fiume Calore, dalle Guardie zoofile Enpa di Salerno che insieme ai Carabinieri stavano effettuando controlli di routine contro la caccia di frodo. Fortunatamente i due uomini non avevano ancora ucciso alcun animale ma sono stati denunciati per aver esercitato attività venatoria in area protetta e per avervi introdotto armi. L’Ente Nazionale Protezione Animali attraverso il l’avvocato Enpa Claudia Ricci si era costituito parte civile.

Solo lo scorso anno le denunce legate ai reati commessi durante l’attività venatoria hanno rappresentato il 28% del totale delle denunce totali presentate dall’ufficio legale Enpa. Vari i reati contestati: si va dall’ introduzione di armi in aree protette, furto di nidi e di pulli, caccia di frodo, apposizione di lacci, tagliole e trappole, fino alla cattura, detenzione, vendita o uccisione di uccelli protetti o da richiamo. “Quello degli uccelli da richiamo – afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – è forse il più diffuso maltrattamento di animali dei nostri tempi. Gli uccelli usati dai cacciatori come richiami sono costretti a vivere prigionieri in minuscole gabbie, spesso talmente piccole da non poter consentire loro di aprire le ali, in luoghi sporchi e spesso al buio”. In Italia è possibile utilizzare richiami vivi nella caccia da appostamento, ma devono ma devono essere in possesso di anelli inamovibili.  Tuttavia l’UE ha ormai da tempo invitato il nostro Paese a rinunciare a questa pratica barbara e orribile.

 “Ricordiamo – conclude Carla Rocchi – che la detenzione di uccelli da richiamo nelle gabbiette utilizzate per la caccia è maltrattamento.  Le numerose sentenze in Cassazione non lasciano dubbi su questo. Eppure il fenomeno è estesissimo”. L’Enpa stima che solo in provincia di Vicenza almeno centomila animali siano costretti a vivere in queste condizioni. Servono pene più severe ed è fondamentale comunicare i provvedimenti penali alle questure per la revoca del porto d’armi.

(Foto di repertorio)

Commenti

commenti