PIACENZA, TAGLIAVA LE ORECCHIE AI CANI: ENPA DENUNCIA ALLEVATORE

PIACENZA, TAGLIAVA LE ORECCHIE AI CANI: ENPA DENUNCIA ALLEVATORE

86
CONDIVIDI

Un noto allevamento di American pitbull terrier in provincia di Piacenza tagliava le orecchie ai propri cani prima di venderli. Le Guardie Zoofile Enpa di Piacenza hanno scoperto l’ennesimo caso di maltrattamento di animali per cosiddetti “fini estetici” e hanno denunciato un allevatore per maltrattamento (544 ter comma 2 CP) e altre due persone per autocalunnia e favoreggiamento per aver cercato di sviare le indagini e proteggere l’allevatore.

Quella del taglio della coda e delle orecchie dei cani di alcune razze a fini estetici, oltre che estremamente dolorosa per l’animale, e invalidante perché le orecchie e la coda sono fondamentali per la comunicazione negli animali, è una pratica illegale. “Purtroppo, e questo caso lo dimostra, – afferma Carla Rocchi – c’è ancora molta ignoranza in materia. Basti pensare che nonostante per la legge italiana tagliare le orecchie o la coda di un cane (per fini non necessari alla salute dell’animale stesso) sia un reato, che prevede fino a 18 mesi di reclusione e una multa fino a 30 mila euro, ci sono allevamenti che promuovono, alla luce del sole e attraverso i social network, la vendita di animali che hanno subito mutilazioni. L’allevatore individuato grazie alle indagini delle nostre Guardie Zoofile Enpa, infatti, pubblicizzava senza alcuna remora la vendita di due pitbull ai quali erano state tagliate le orecchie. Se da un lato attraverso l’aumento delle denunce che arrivano al nostro ufficio legale constatiamo una maggiore sensibilità e consapevolezza di molti italiani su quale orrore rappresenti questa barbara pratica per gli animali, dall’altro ci sono ancora troppi “estimatori” della razza che considerano normale maltrattare gli animali per fini estetici. Mi verrebbe da chiedergli: come vi sentireste se qualcuno vi tagliasse la lingua o le orecchie? Perché oltre al dolore e alla sofferenza a cui gli animali sono sottoposti durante interventi di questo tipo, il cane, che attraverso le orecchie e le coda comunica con l’uomo e con gli altri animali, viene privato per sempre di un fondamentale strumento di comunicazione”.

C’è poi una realtà che ancora necessita di essere messa in luce dove queste mutilazioni sono molto frequenti: nei concorsi di bellezza molti animali hanno orecchie e code tagliate o denti limati. In questi casi è molto difficile identificare il responsabile del reato perché spesso vengono mostrati certificati falsi. Cosa fare dunque? Chi dovrebbe controllare? Come spiega l’avvocato Enpa Claudia Ricci che porta avanti nei tribunali questa battaglia da anni spetterebbe all’amministrazione locale attraverso il sindaco in persona o la Asl. Infatti, le mostre canine o feline che ospitano questi animali mutilati dovrebbero avere come barriera di ingresso non solo il certificato medico veterinario, purtroppo semplice da falsificare, ma anche la cartella clinica completa dell’animale, decisamente più difficile da replicare. Ecco quindi che quando un comune autorizza una mostra canina o felina dovrebbe non solo fare dei controlli serrati a monte per permettere l’accesso ma anche accertamenti durante lo svolgimento delle manifestazione con Polizia locale e Asl.

“La conchectomia, ovvero l’amputazione parziale dei padiglioni auricolari, è una pratica illegale in tutto territorio italiano da anni – spiegano le Guardie Zoofile dell’Enpa di Piacenza – e configura il reato di  maltrattamento punito dall’art. 544 ter c.p., che prevede fino a 18 mesi di reclusione e una multa fino a 30 mila euro. Abbiamo effettuato la denuncia e ora gli atti sono ora al vaglio della Procura della Repubblica”.

(Testo e immagine Enpa)

Commenti

commenti