Prima sfruttati, poi dissanguati

Prima sfruttati, poi dissanguati

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Prima sfruttati per correre e poi dissanguati come donatori di sangue e buttati via come spazzatura. Accade ai levrieri da corsa, molto richiesti come donatori di sangue, avendo valori di ematocrito elevati rispetto alla media. Accade in Australia, in una delle tante cliniche dove gli allenatori portano le povere bestiole colpevoli soltanto di aver, magari, perduto una corsa. Usati in vita e fino alla morte. A testimoniar quest’infamia, una infermiera veterinaria che, per anni, ha lavorato nelle cliniche veterinarie della morte dove la pratica, a sentir lei, era prassi comune; “Quando ho iniziato la mia carriera come infermiera veterinaria, ignoravo proprio tutto sull’industria delle corse.
La mia prima esperienza con un levriero da corsa è stata in una clinica veterinaria in cui ho lavorato per poco meno di un anno. Un giorno, avventurandomi nella parte posteriore della clinica, trovai questo cane dolce, magrissimo e tremante. Chiesi ad uno dei veterinari il significato del cartello appeso alla sua gabbia, dove c’era scritto ‘donatore di sangue’, e questa simpatica veterinaria mi chiese di non parlarne…insistetti, e lei mi informò che sarebbe stato dissanguato a morte.
Rimasi scioccata ed inorridita. Stentavo a credere che questo tipo di comportamento fosse ammesso in un Paese del ‘primo’ mondo. Andai in lacrime dalla manager della clinica, che alla fine mi permise di portar via il cane. Ogni settimana, venivano in clinica, a portarci i loro greyhound, certi uomini trasandati di una certa età, con battute del tipo “Ha perso ieri sera, così ho pensato che forse poteva servirvi il sangue”.
Nonostante il ribrezzo, mi sono spesso domandata che cosa sarebbe successo a questi cani se non li avessimo presi noi, e il pensiero mi tormenta ancora. Per tutto il periodo in cui ho lavorato in quella clinica, saranno stati circa trenta i levrieri che ci furono consegnati per diventar donatori. La mia manager si accorse della mia debolezza, dichiarando “questo qui non è da adottare” ogni volta che gliene veniva la voglia. Perché? Mah, come dimostrazione di potere, m’immagino.
In innumerevoli occasioni mi sono ritrovata dietro la clinica a piangere disperatamente per questi cani che non potevo salvare. Passai notti insonni, con la sensazione nauseante che accompagna il senso di impotenza totale quando si cerca di salvare una vita innocente da una morte crudele.
Tutti i greyhounds erano creature dolci, gentili ed impaurite, con quei grandi occhi marroni sempre così disposti al perdono. E a quelli che sostengono che questa flebotomia fosse per una buona causa, rispondo che nemmeno una busta di quel sangue è stata usata per una trasfusione: non una sola goccia.
Si dovrebbe prendere solo una busta di sangue, 300 grammi, credo, ma spesso dissanguavano il cane al punto tale che la pressione sanguigna era così bassa che il sangue circolava appena, poi gli facevano un’iniezione letale, e lo buttavano in un sacco come se fosse spazzatura, come se non fosse una creatura vivente, che respira, che è cosciente”.
Questa testimonianza è stata raccolta nel gennaio del 2013. La donna non lavora più per quella clinica, ha trovato un posto di lavoro dove si cerca di salvare gli animali, non di ucciderli.
Per ottenere prodotti sanguigni NON è necessario uccidere animali sani. Non è etico, semplicmente, e non è necessario. Basta che l’industria veterinaria organizzi un’emoteca ed educhi i veterinari ad usarla. Ma in Australia sono pigri, usano mezzi antiquati e contano sui greyhounds scartati.
Succede lo stesso in molte scuole veterinarie e nelle università australiane. Queste cliniche veterinarie collaborano con l’industria delle corse. Vogliono che l’industria continui, in modo da continuare ad avere rifornimenti gratuiti di sangue.
Che cosa si può fare? Chiedete al vostro veterinario come si ottiene il sangue nella sua clinica. Chiedete ai veterinari della vostra clinica di pronto soccorso veterinario come ottengono il sangue. Non sostenete cliniche che ritengono che sia accettabile uccidere animali sani , e che abbiano una collaborazione così stretta conl’industria delle corse.
La maggior parte dei levrieri sono donatori di sangue universali. Si può donare il sangue del proprio greyhound se è giovane e sano. La clinica potrebbe offrire (in cambio) una donazione per un’associazione di adozione per levrieri, se lo si chiede. In tal modo i veterinari non dipenderanno né sosterranno indirettamente un’industria che uccide per il rifornimento di prodotti sanguigni.
La nostra posizione è questa: non c’è nulla di male nel prelevare il sangue da un levriero se ci si impegna al massimo a trovare, poi, una famiglia che lo adotti.
Se la clinica non è disposta a fare questo, NON dovrebbe prelevargli il sangue. Ringraziamo questa brava donna per aver condiviso la sua storia. Sappiamo che molte infermiere veterinarie si trovano inaspettatamente piombate in orribili situazioni del genere, e proviamo molta empatia per loro. Possiamo solo suggerire loro di trovar la forza di far sapere alla clinica che la situazione non è né etica né accettabile, e che cerchino o di lavorare con la clinica per cambiare pratica. In alternativa potranno dimettersi per mantenere intatta l’integrità psicologica. Importantissimo è rendere pubblica e condivisa la propria storia.

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