PESTE SUINA, ASSOCIAZIONI: “NON DIVENTI PRETESTO PER ARMARE I CACCIATORI”

PESTE SUINA, ASSOCIAZIONI: “NON DIVENTI PRETESTO PER ARMARE I CACCIATORI”

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Mancanza di una corretta gestione dei rifiuti, assenza di recinzioni per le zone confinanti con i parchi, inutilizzazione dei tantissimi strumenti di dissuasione esistenti e soprattutto via libera alla caccia al cinghiale. Sono queste le principali responsabilità del mondo politico e venatorio nella diffusione del focolaio di peste suina a Roma secondo l’Ente Nazionale Protezione Animali che invita le autorità ad applicare tutte le misure di prevenzione e a leggere le “FAQ” pubblicate dall’Ispra in materia, sottolineando come in queste si ribadisca anche che non c’è correlazione tra la densità delle popolazioni dei cinghiali e la diffusione della peste suina. Da anni ormai – sottolinea una nota – Enpa invia alle istituzioni e al Comune di Roma, in particolare, una serie di misure da applicare per la questione dei cinghiali: la corretta gestione dei rifiuti, le recinzioni per le zone confinanti con i parchi, i tantissimi strumenti di dissuasione, moderni ed efficaci. Ma lo strumento più efficace è il divieto della caccia. E non è solo Enpa ad affermarlo: il mondo scientifico ha già ampiamente spiegato come abbattimenti e caccia hanno causato gravissimi squilibri ecologici tra cui la costante uccisione della matriarca – l’unica in grado di controllare l’estro delle altre femmine – e la conseguente creazione di tanti branchi riproduttivi e che la strada da percorrere è quella di limitare le risorse disponibili, in base alle quali le popolazioni selvatiche si autoregolano fino al raggiungimento di determinati equilibri. Per quel che riguarda la peste suina la prima misura precauzionale, come dicono ISPRA e le autorità sanitarie, è proprio evitare la movimentazione dei cacciatori e di chiunque entri in contatto con terreno o Animali infetti, anche nella fase della macellazione. Dunque l’esatto opposto del concetto di “caccia selvaggia”. Favorire questa fallimentare politica degli spari, contraria ai pareri scientifici e senza una visione complessiva del fenomeno, è una responsabilità del mondo politico che deve iniziare a dare risposte concrete subito, basandosi, finalmente, su basi scientifiche e misure precauzionali.

Sulla stessa linea la Lav. Dopo il caso rilevato in un cinghiale nel territorio nord-ovest della città di Roma, è stata pubblicata l’ordinanza regionale per il contenimento della peste suina africana (PSA). “Chiediamo al Presidente Zingaretti che il caso di Peste Suina rilevato a Roma non diventi un pretesto per una deregulation venatoria a livello regionale, come accaduto in Piemonte dove abbiamo impugnato al TAR l’ordinanza regionale – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici – il contenimento della peste suina africana non può essere lasciato nelle mani dei cacciatori e dei loro interessi personali”. Per la Lav “ancor di più perché è lo stesso ISPRA ad affermare che ‘la peste del cinghiale non ha effetti significativi sulla persistenza in natura della Peste suina africana. La notevole resistenza del virus nell’ambiente fa sì che la malattia continui a circolare per anni, anche in popolazioni di cinghiale a densità bassissime (es. circa 0,5/km2)’ chiarendo definitivamente che per eradicare il virus, il metodo da seguire non appartiene certamente al mondo della caccia e alle sue carabine. Come dimostrato in Belgio e Repubblica Ceca, dove la Peste Suina non è stata eradicata con l’uccisione in massa dei cinghiali, ma grazie all’installazione di recinzioni attorno all’area infetta”.

La posizione di Oipa. I cittadini di Roma non vogliono che sia risolto con il sangue il problema delle incursioni di qualche cinghiale nel centro abitato causate dall’emergenza rifiuti, e solo da quella. Ora altro pretesto per invocare il sangue è qualche sparuto caso di peste suina, non trasmissibile all’uomo. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) risponde così alle ricorrenti dichiarazioni e strumentalizzazioni politiche, sia da esponenti del Governo che degli enti territoriali, che in ogni occasione propongono una normativa nazionale che permetta di farne strage. La Peste suina africana (Psa) non si combatte mandando i cacciatori a uccidere cinghiali come ventilato oggi dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Al contrario, come attesta un parere chiesto agli esperti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa),  “la caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici in Europa”. Di più: i cacciatori, con le loro prassi di eviscerazione, possono diffondere in maniera incontrollata il virus della Psa, innocuo per l’uomo, e degli altri agenti patogeni di cui le prede potrebbero essere portatrici. “La causa principale dell’aumento della presenza dei cinghiali a Roma è l’annosissima emergenza rifiuti, diventata in questi ultimi anni molto grave”, sottolinea Rita Corboli, delegata dell’Oipa di Roma. “I cinghiali sono sempre gli stessi, ma negli ultimi anni sono aumentati i rifiuti e le discariche a cielo aperto e quindi la disponibilità di cibo nelle vicinanze delle aree verdi dove vivono. Roma è la città più verde d’Europa ricca di fauna selvatica, che dovrebbe essere considerata una risorsa da gestire nel rispetto della vita e non un nemico da combattere». L’Oipa auspica quindi che si affronti la questione in maniera razionale, scientifica. Un serio piano di sorveglianza e prevenzione si può attuare non armando i cacciatori, persino deregolamentandone l’attività, ma con un monitoraggio sanitario degli animali morti che si trovino nel territorio nazionale. “Fare di Roma un Far West per ammazzare i cinghiali non risolve il problema, semmai il contrario: studi scientifici affermano che agli abbattimenti segue un moltiplicarsi di cucciolate”, continua Corboli. “A Roma il problema sono i rifiuti, non i cinghiali”.

(Testi associazioni, foto Oipa)

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