PIETRELCINA, LA VERGOGNA DEI CANI AVVELENATI

PIETRELCINA, LA VERGOGNA DEI CANI AVVELENATI

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In Campania, ormai da tempo, il fenomeno dell’avvelenamento di animali ha assunto proporzioni estremamente preoccupanti: l’ennesimo sterminio di randagi, pochi giorni fa, a Pietrelcina (BN). Una delle tante vittime, un meticcio di nome Rambo, noto tra gli abitanti del paese perché alla morte del suo padrone lo aveva vegliato per ore.
In merito a quanto accaduto, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Benevento per i reati di uccisione di animali, getto di sostanze pericolose e uso di esche avvelenate. Ricordiamo infatti che, avvelenare un animale è un reato ai sensi dell’art. 544-bis del codice penale, cioè uccisione di animali. Inoltre l’ art. 146 T.U. Leggi Sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46.
“Il randagismo non si combatte ammazzando tutti i randagi – dichiara Geltrude Fucci Resp. Coordinamento Campania LNDC – ciò, è il vergognoso risvolto della mancanza di una politica di prevenzione del randagismo. Oggi, più che mai, anche in ottemperanza delle Leggi nazionali e regionali che tutelano gli animali, risulta prioritario per tutti i Comuni campani attivare degli interventi mirati al controllo di questo fenomeno, con dei validi programmi di sterilizzazione, intensificazione dell’anagrafe canina e campagne educative”.
L’Art. 4 dell’ultima Ordinanza ministeriale del febbraio 2012 in materia di “Divieto di utilizzo e detenzione di esche o bocconi avvelenati” inoltre, impone al Sindaco, sulla base di una sintomatologia conclamata per cui sia stata emessa diagnosi di sospetto avvelenamento da parte di un medico veterinario, di dare immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine da effettuare in collaborazione con le altre Autorità competenti. E, nel caso in cui venga accertata la presenza nell’ambiente di esche o bocconi avvelenati, entro 48 ore il comune deve provvedere a bonificare il luogo interessato dall’avvelenamento, prevedendone la segnalazione con apposita cartellonistica, nonché ad intensificare i controlli da parte delle Autorità preposte.
“Questa condotta criminale e pericolosa – afferma Michele Pezone avvocato della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – oltre a costare la vita a un numero considerevole di animali inermi, mette a repentaglio la salute pubblica, l’ecosistema e l’ambiente. I micidiali preparati rappresentano un rischio in particolare per i bambini che, inconsapevoli del pericolo che si cela dentro le esche confezionate talvolta in maniera appetibile, potrebbero toccarle e poi portare le mani alla bocca”.
La Lega del Cane Auspica che il Sindaco di Pietrelcina abbia applicato i protocolli previsti per la sicurezza dei cittadini, bambini ed altri cani (randagi e non) e fauna selvatica che potrebbero rimanere colpiti da questo vergognoso reato penale; auspichiamo inoltre che il sig. Sindaco abbia avviato indagini per scoprire il delinquente, codardo e infame autore di questo atto criminoso, tra l’altro, commesso in un comune dove transitano migliaia di pellegrini devoti a Padre Pio, esempio di carità cristiana e di amore universale verso tutte le creature.
Esistono delle Leggi chiare e precise. Chiari quindi i compiti per Sindaci, Asl, medici veterinari, Istituti Zooprofilattici, Prefetti. (Lndc)

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