ANIMALI VITTIME DELLA MAFIA: SFRUTTARLI RENDE ALLE COSCHE TRE MILIARDI L'ANNO

ANIMALI VITTIME DELLA MAFIA: SFRUTTARLI RENDE ALLE COSCHE TRE MILIARDI L'ANNO

65
CONDIVIDI

È un giro di affari stimato di 3 miliardi di euro quello descritto nel Rapporto Zoomafia 2011 elaborato dalla Lav (Lega anti vivisezione) che analizza lo sfruttamento degli animali da parte soprattutto della criminalità organizzata. Presentato a Milano nei giorni scorsi, il documento è stato curato da Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav, una struttura istituita nel 1999 finalizzata allo studio dello sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali. Sotto il profilo del valore del giro d’affari, non sono cambiate in modo sensibile le stime degli anni precedenti ma “la zoomafia – spiega Ciro Troiano – si presenta sempre più come un fenomeno parcellizzato tra, purtroppo, ormai ‘storiche’ illegalità e nuove frontiere criminali: in particolare, i traffici di animali via internet e il traffico di cuccioli”.
Un terzo del giro d’affari illegale proviene, come in passato, dalle truffe nell’ippica e dalle corse clandestine di cavalli, mentre le altre attività molto redditizie per la zoomafia sono il business dei canili e il traffico di cuccioli (500 milioni), il traffico della fauna selvatica o esotica e il bracconaggio (500 milioni), la cosiddetta “cupola del bestiame” (400 milioni), il “malandrinaggio” di mare (300 milioni) e i combattimenti fra animali (300 milioni). La Lav precisa sempre che si tratta di stime perché “la maggioranza dei reati contro gli animali non viene denunciata”.
 “Per contrastare questi fenomeni – spiega ancora Troiano – occorre una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa e sviluppare più intense sinergie informative e operative tra gli organismi deputati al controllo e alla repressione”. Ma basta un aneddoto che si legge nell’introduzione al Rapporto Zoomafia 2011 per capire quanto sia complicato abbattere il fenomeno. “Così si diventa mafiosi: addestrandosi prima su animali non umani e poi sugli uomini. Caratteristica in tal senso la prova di ammissione a cui fu sottoposto Leonardo Vitale: doveva uccidere un cavallo. Non se la sentì, gli fu concessa una prova di appello: uccidere un uomo”. Senza pietà.

Commenti

commenti