Animalismo e coscienza

Animalismo e coscienza

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La sensibilità verso le altre specie suscita spesso reazioni di fastidio immotivato e reazioni illogiche.
Si accusano gli animalisti di pensare più ai cani che ai bambini. O di spendere troppo per mantenere cani e gatti. O di non amare abbastanza il nostro prossimo.
Non credo che chi ama gli animali non ami il suo prossimo. Anzi, è vero il contrario: spesso chi ama gli animali è molto più sensibile e attento verso gli altri uomini di chi non li ama.
La sensibilità verso le creature viventi, siano uomini o animali, questi ultimi anch’essi “creature di Dio”, porta innegabilmente ad essere più attenti ai problemi degli altri. La pietà e la misericordia verso i deboli, verso chi soffre e si trova nel bisogno, credo che dovrebbe essere estesa a tutti, siano essi uomini o animali.
In un mondo in cui c’è bisogno di solidarietà e compassionevolezza, certe dichiarazioni possono dare indicazioni che vanno nella direzione opposta, cioè verso l’indifferenza e l’insensibilità.
Credo che un atto d’amore non sia mai sbagliato. E’ forse peccato dare amore?
Eppure spesso chi ama gli animali si sente porre obiezioni del tipo “anche gli uomini soffrono, perchè privilegiare gli animali?”
E’ vero che ci sono molti altri problemi che affliggono l’umanità e la sofferenza degli animali non è certo l’unica piaga. Ma queste obiezioni mi sembrano di “lana caprina”, e soprattutto spesso provengono da persone che non aiutano né gli animali né gli uomini. La sofferenza è sofferenza, che sia animale o umana. E la pietà e l’amore sono sentimenti che non devono avere confini o barriere ideologiche.
La mia battaglia in difesa degli animali non è nata da una posizione ideologica ma da un senso di pietà e compassione verso creature che soffrono e che vivono in condizioni tali da far vergognare di appartenere al genere umano. Ho visto (come penso molti di voi) situazioni e scene talmente penose da non riuscire più a scordarle. Soprattutto perchè assolutamente inutili quando non dannose. E’ ormai noto che gli allevamenti intensivi sono la maggior causa dell’inquinamento del pianeta. E’ noto che la carne non solo non è necessaria per una alimentazione equilibrata, ma è la maggior causa di tumore e provoca tutta una serie di altre patologie gastrodigestive. E’ ormai noto che la vivisezione e la sperimentazione animale sono pratiche di una crudeltà inaudita e gratuita che non hanno alcuna utilità per la ricerca scientifica: le reazioni umane ai farmaci sperimentati su animali sono differenti, come dimostra una vasta casistica.
I sostenitori della vivisezione, per colpire l’emotività delle persone che non sanno cosa sia la sperimentazione animale e quanto sia inutile, spesso pongono l’interrogativo: “Preferisci salvare un topo o un bambino?” In realtà la vivisezione ammazza il topo e fa diventare una cavia il bambino.
Chi ha avuto modo di convivere con un animale avrà potuto constatare quanto gli animali possano essere sensibili e intelligenti, quanto siano attenti e comunicativi. Come si può tollerare che esseri intelligenti, con il solo torto di non appartenere alla nostra specie, possano essere quotidianamente torturati, uccisi, umiliati, in maniera totalmente gratuita? E’ questa la “civiltà” a cui siamo arrivati, nel varcare la soglia del terzo millennio?
Non ha senso fare una scala di priorità per il tipo di aiuto da dare agli esseri che soffrono, o una gerarchia di sofferenza: la sofferenza è sofferenza, sia essa vissuta da un uomo o da un essere non umano. E molte volte questo tipo di obiezioni riesce ad inibire un aiuto che poi non si traduce in nessun altro tipo di operatività.

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