SEQUESTRI E SENTIMENTI

SEQUESTRI E SENTIMENTI

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L’ultimo caso è quello del Parco Martinat, in Piemonte, dove Samir, maschio di tigre non sterilizzato, ha ammazzato il proprietario. Secondo il Corriere della sera del 7 luglio, la moglie del defunto ha detto: «Samir era nervosa, l’avevo detto a Mario di non entrare, ha commesso una grave imprudenza». Una reazione che può sembrare strana: la donna non incolpa l’animale, sarebbe facile, scontato, ma critica il comportamento del marito. E si preoccupa del futuro dei suoi amati felini, non vuole che glieli portino via, che vengano sequestrati.
Non si sa ancora che cosa deciderà la magistratura, ma non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo mettere in evidenza alcune difficoltà relative alla sistemazione degli animali sequestrati secondo i termini di legge, soprattutto nel caso di specie non domestiche. Insomma, questi animali vanno sempre a stare meglio di dove erano? In generale, stabilire il benessere di un animale non è facile, perché ci sono molti fattori, alcuni misurabili -alimentazione, salute, igiene- altri più vaghi, come l’arricchimento ambientale (la possibilità per l’animale di fare qualcosa, di non annoiarsi), gli spazi, le relazioni sociali e affettive. Quest’ultimo punto è il più critico. Spesso, gli animali si affezionano ai loro compagni di vita, cospecifici o meno, e ai loro padroni-carcerieri, succede anche agli umani. E, se non sono giovani e dunque adattabili, si affezionano pure alla situazione in cui vivono, come i vecchi carcerati. Nel bel film del 1994 “Le ali della libertà” (The Shawshank Redemption), diretto da Frank Darabont, si vedono proprio i carcerati che, rilasciati dopo troppi anni dietro le sbarre,  si suicidano. Non riescono a cambiare vita, non ce la fanno. Anche per gli animali, dunque, bisogna tener conto delle esigenze psicologiche, degli affetti, delle abitudini, dell’età di ogni singolo individuo. Sembra invece, talvolta, che tutti i problemi vengano risolti con il sequestro. Quasi fosse un atto magico, che produrrà di sicuro effetti positivi. Non è così, anche perché la conoscenza scientifica degli animali selvatici o davvero esotici (riassumendo, quelli in Cites, non i conigli e furetti che vengono chiamati esotici nel gergo dei veterinari) in Italia è ancora abbastanza scarsa. Le disavventure del Centro Carapax insegnano: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/30/news/carapax_lultima_denuncia_tartarughe_maltrattate-19792047/. Bisogna passare da una concezione del diritto astratta e inumana, riassumibile con il motto Fiat Justitia, pereat mundus (Si faccia giustizia anche se dovesse perire il mondo), a un’etica della responsabilità, che si prenda cura degli individui, di ogni individuo, senza fermarsi alle vittorie di immagine magari trasmesse in TV. Come dice Hans Jonas, responsabilità è prendere in considerazione anche le conseguenze future delle proprie scelte.

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