SENTIMENTI E SEQUESTRI

SENTIMENTI E SEQUESTRI

83
CONDIVIDI

Replichiamo all’articolo della Mannucci con alcune precisazioni di carattere giuridico, ma anche sostanziale, al fine di chiarire perché il sequestro è sempre necessario in caso di maltrattamento ed incuria degli animali, soprattutto in flagranza di reato.
In primis, non è una questione di sentimenti, ma di norme, norme che tutelano la protezione degli animali che tanto spesso è violata,mortificata in base a condotte più o meno volontarie che infieriscono sul fisico e la psiche degli stessi, dettate da ignoranze o indifferenza sulle necessità etologiche degli animali di cui si è a vario titolo responsabili.
Le norme parlano chiaro, il maltrattamento è reato (art 544 ter c.p.) ed il sequestro preventivo di cui all’art 321 c.p.p. interviene a sottrarre l’animale alla libera disponibilità del suo aguzzino al fine di ‘impedire che il reato sia portato a ulteriore conseguenze’ vale a dire ulteriori sofferenze per l’animale, o addirittura la morte. E’ un doveroso passaggio procedurale finalizzato a impedire nuovi reati in danno dell’animale vittima.
La norma non è schizofrenica o astratta dalla realtà, anzi, interpreta un principio assai logico di tutela, così come accade per gli esseri umani, ovvero dell’allontanamento dalla vittima dal suo aguzzino, al di là dei ‘sentimenti’ che quest’ultima prova per lui. Trasponiamo i principi delle considerazioni della Mannucci ad un tema di cui oggi tanto si parla, ovvero la violenza sulle donne: seguendo il suo commento e posto che la soggezione psicologica della vittima che può indurre attaccamento al carnefice è pressoché la norma, così come per le violenze sui minori, ne deriverebbe l’inopportunità nella flagranza di reato di allontanare il carnefice dalla vittima perché quest’ultima, nonostante sia indubbio da un punto di vista oggettivo che subisce violenze e privazioni, è ormai legata al suo aguzzino. Non può la soggezione psicologica della vittima avallare condotte (nella maggior parte dei casi permanenti) che integrano di fatto privazioni e sofferenze per gli animali nonché la piena mortificazione della loro etologia.
Ciò su cui concordiamo pienamente è invece, calando come giustamente l’autrice rileva le norme nella realtà, che. finché i Ministeri competenti non concorrano alla creazione e sovvenzione di strutture adeguate per la ricollocazione degli animali vittime di reato, e non si pensi ai cani e ai gatti dove tra mille fatiche qualcosa si fa, ma ad esempio ai grandi felini ed animali esotici, effettivamente l’applicazione della norma ne rimane in gran parte limitata. Non è quindi lo strumento da contestare, che ha salvato in questi anni la vita a migliaia di animali grazie allo strenuo lavoro delle Associazioni che si sono fatte carico della custodia, ma la destinazione degli animali vittime di reato che deve essere curata dagli Enti competenti che vanno assolutamente responsabilizzati in proposito. Giacché si agisce (Procuratori, forze di Polizia, Associazioni) in base alle norme proprio per ‘salvare’ un animale dai maltrattamenti che sta subendo ed impedirne di nuovi, e pertanto la sua ricollocazione durante il sequestro dovrà necessariamente seguire percorsi di recupero con medici veterinari, comportamentisti ed etologi in strutture pubbliche adeguate, che gli Enti pubblici di riferimento hanno il dovere di garantire per permettere la piena applicazione della norma, non potendo più contare sulle Associazioni di protezione animale che non possono sopperire, con l’esiguità di mezzi e risorse a disposizione, a tale fondamentale funzione.

* Carla Campanaro è responsabile dell’ufficio legale della Lav

Commenti

commenti