La tragedia delle madri che si vedono portare via i figli

La tragedia delle madri che si vedono portare via i figli

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L’incredibile vicenda della gattina di Caselette (TO) che ha rapito un cucciolo di barboncino ci pone delle riflessioni inquietanti. 
Ci sono molti motivi per pensare che l’anomalo comportamento fosse dovuto al fatto che alla gattina fossero stati dati via i suoi cuccioli, e lei, impazzita dal dolore, abbia preso un cucciolo appena nato per lenire la sua sofferenza.
Non si sa da dove arrivasse la gattina, probabilmente non era della zona. Ma nelle settimane precedenti al rapimento, una gattina nera come lei, incinta, era stata vista aggirarsi nei paraggi. Forse cercava un posto dove partorire, visto che aveva capito che i suoi proprietari non le avrebbero fatto tenere i cuccioli? E poi che cosa le sarà successo? Avrà tentato comunque di partorire a casa sua, sperando che i padroni di casa si impietosissero?
Sono solo congetture, ma è difficile fare altre ipotesi, visto che la gattina ha accudito il cucciolo almeno per una notte, per il tempo cioè che i volontari di SOS Gaia sono riusciti a seguirla sulla pista dei richiami del piccolo, per poi perderne definitivamente le tracce. Quindi non l’ha ucciso. Se a distanza di almeno 12 ore il piccolo era ancora vivo, è difficile pensare che per lei fosse una preda. E allora quale altra ipotesi possiamo fare? Ne resta solo una, credo. La gattina con ogni probabilità si è vista portare via la prole (chissà con quali modalità?) e non si è data pace.
Così come non si sono dati pace i genitori del cuccioletto di barboncino: la mamma, in preda al panico, ha nascosto il cucciolo rimasto in un posto quasi imprendibile, sotto un cumulo di pietre. E come non capirla? Era una cagnetta anziana, aveva già avuto alcune gravidanze immaginarie e finalmente era riuscita a realizzare il suo più grande desiderio: mettere su famiglia.
Il padre del piccolo per tutta la notte ha pianto e latrato disperato. I proprietari della famigliola, anch’essi hanno passato giorni tormentati e notti insonni cercando inutilmente il cucciolo e la gatta, disposti a prendersi cura di entrambi.
Questa storia drammatica, la cui sofferenza coinvolge più persone tra cani, gatti e umani, mette in luce una consuetudine considerata normale e all’ordine del giorno, ossia lo smembramento delle famiglie degli animali. Anche gli animalisti più avanzati considerano perfettamente normale togliere i piccoli alle loro mamme, sia cagnette che gattine. Vengono lasciati i cuccioli con la madre tutt’al più per il periodo dello svezzamento, per poi darli in adozione.
Questo la dice lunga su quanta strada ci sia ancora da fare prima di arrivare a una vera parità uomo-animale.
Un simile comportamento sarebbe inaccettabile per una famiglia umana. Togliere i neonati alle madri è considerato contro natura. Eppure è perfettamente normale farlo con cani e gatti. Ma riusciamo anche solo lontanamente a immaginare a quale dolore sottoponiamo una madre a cui vengono tolti i piccoli? E il dolore dei piccoli, che per lungo tempo non smettono di cercarla?
Sono soluzioni che adottiamo in buona fede, adducendo mille ragioni che appaiono di buon senso.
Ma poniamoci almeno una riflessione: perché ci sembra normale farlo? Prima di separare dei cuccioli dalla loro mamma, condannandola a un dolore inimmaginabile, siamo proprio sicuri di aver tentato inutilmente di trovare altre soluzioni?
La gattina nera che ha rapito il cucciolo di barboncino probabilmente è stata spinta a farlo da un dolore che non riusciva a lenire in nessun altro modo. Ci auguriamo che lo allevi come un figlio, e che il suo esempio emblematico serva a far riflettere noi umani sulle nostre responsabilità.

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