ECOMARKETING: “BEVI WALDMEISTER E LASCIA IN PACE GLI ANIMALI”

ECOMARKETING: “BEVI WALDMEISTER E LASCIA IN PACE GLI ANIMALI”

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Gli animalisti tedeschi di PETA hanno chiesto alla casa produttrice del popolare liquore alle erbe “Jägermeister” (letteralmente: “guardacaccia”) di cambiare nome al suo prodotto principale, per ragioni di immagine e di opportunità, e chiamarlo “Waldmeister”, termine che in tedesco indica l’erba medicinale nota in italiano con il nome di “asperula” (Galium odoratum).
“La caccia – spiega una nota degli animalisti – è un tema sempre più controverso nella società moderna e sono sempre più le persone che a buon diritto si chiedono che senso abbia la subdola strage nei boschi tedeschi, che di anno in anno costa la vita a milioni di animali. Cambiare il nome in “Waldmeister” potrebbe evitare che molti clienti si tengano alla larga dal prodotto perché non vogliono identificarsi con la caccia. Il Waldmeister invece è una pianta medicinale diffusa nei boschi tedeschi, portatrice – a differenza di “Jägermeister” – di un’immagine positiva”.
PETA ha anche consigliato alla società produttrice, che ha sede in Bassa Sassonia, di rinunciare all’elogio in versi della caccia, opera di Oskar von Riesenthal (1830-1898) finora stampato sull’etichetta del liquore. “Infatti – prosegue la nota – la caccia vi viene falsamente presentata come una forma di cura e protezione della fauna selvatica”. In alternativa si suggerisce una citazione del primo presidente della Repubblica federale tedesca, Theodor Heuss: “Caccia è solo una parola diversa per indicare l’uccisione, particolarmente vile, di una creatura senza difesa. La caccia è una forma collaterale di malattia mentale umana”.
L’iniziativa ha prodotto una nuova accesa polemica con le associazioni tedesche dei cacciatori, mentre l’azienda, che l’anno scorso ha venduto 87,1 milioni di bottiglie in 90 paesi, per ora resta alla finestra: “Abbiamo preso atto,” spiega al quotidiano “Express” la manager Andrea Ostheer. “Seguiremo le discussioni sulla rete e poi decideremo”.(Laura Colombo)

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