Gli schiavi del terzo millennio

Gli schiavi del terzo millennio

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Il recente caso della morte di Mamuthones, il purosangue vittima dell’ultimo Palio di Asti, ci mette una volta di più di fronte all’utilizzo degli animali come “merce”. Mezzi da trasporto, strumenti per gli “sport” degli uomini, per competizioni, per esposizioni.
Possiamo fare l’esempio delle botticelle romane, le carrozze trainate da cavalli considerate il simbolo della città di Roma, più che altro un esempio di sofferenza e di violenza nei confronti degli animali.
Oppure possiamo parlare degli sleddog, oggi tanto di moda, le corse con i cani da slitta. Le tante scuole di sleddog fanno passare questo divertimento (divertimento per gli uomini, ovviamente) come uno “sport” a contatto con la natura, e ci vogliono convincere che anche i cani si divertono un mondo. Ma approfondendo l’argomento si viene a sapere che i cani sono solo uno strumento, anche in questo caso una merce da usarsi a piacimento. E purtroppo in molti casi non vengono usati cani di razza nordica, quindi abituati a rigide temperature, ma cani a pelo corto. Spesso legati giorno e notte per tutta la settimana, per poi permettere loro di “sfogarsi” la domenica facendo divertire le persone trainate su una slitta.
Il comune denominatore per tutte queste manifestazioni di strumentalizzazione degli animali è uno solo: il commercio. Un business fiorente, basato sulla schiavitù degli animali.
Coloro che portano avanti queste forme di business spesso hanno anche il coraggio di affermare che amano gli animali. Si sentono anche affermazioni del tipo: “gli Husky sono nati per trainare le slitte”! E’ lo stesso principio per cui gli uomini di colore, forti, possenti, resistenti, sono stati per secoli ridotti in schiavitù… C’è anche chi ha affermato che la gente del Palio di Asti ha sofferto per la morte di Mamuthones, perchè è gente che vuol bene ai cavalli… certo, così come i gladiatori che morivano nell’arena erano amati dai romani!
Gli esempi si moltiplicano, possiamo parlare dei circhi, dei combattimenti tra cani, fino ad arrivare alla parte più estrema di questa carrellata: la caccia, considerata uno sport, una tradizione da tutelare e da rispettare. Non è solo la selvaggina a farne le spese, ma anche i cani, strumento indispensabile per la carneficina. Vengono tenuti spesso in gabbie buie, con pochissimo cibo per tutta la settimana, per poi liberarli la domenica in modo che siano affamati in cerca di prede.
Ma è solo l’esempio più estremo. In realtà tutte queste attività, dai Palii alle sleddog, si basano su una stessa identica mentalità: gli animali visti come schiavi da usarsi a piacimento. Di certo non sono gli animali a scegliere il loro destino.
Non mi si venga a parlare di tradizione, di amore per gli animali, di tutela degli animali usati per lo sport degli uomini. Non c’è sport che possa giustificare la tortura o l’uccisione delle altre specie, non c’è tradizione che possa rendere accettabile la sottomissione di altre creature non umane.
Sottomissione che spesso, come nel caso di Mamuthones, conduce questi schiavi alla morte.

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