Green Hill, ora basta!

Green Hill, ora basta!

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Ieri, per l’ennesima volta, migliaia di cittadini, in rappresentanza di milioni di altri, hanno alzato la voce a Montichiari, contro l’ultimo allevamento di cani da laboratorio rimasto in Italia, baluardo di un modo di fare ricerca superato e pericoloso anche per la salute umana. Per mesi interi è stata messa tenacemente in campo ogni forma di protesta civile, dallo sciopero della fame, al presidio fisso, alla raccolta di firme in calce a petizioni che chiedono la chiusura di Green Hill. Poche volte, nel nostro Paese, la volontà popolare si è manifestata con tanta determinazione e chiarezza. Poche volte abbiamo visto mobilitarsi tante generose persone, non mosse da qualche interesse personale ma semplicemente dal desiderio di salvare la vita di migliaia di animali. Per questo oggi la gente non é più disposta a tollerare che la volontà popolare venga platealmente calpestata dall’arroganza e dalla prepotenza delle ricche lobby farmaceutiche. Ma ora più che mai è anche evidente che solo una nuova legge potrà dare una soluzione alla vicenda. E la politica deve tener conto almeno di tre aspetti: ben l’86% degli italiani è fortemente contrario alla sperimentazione animale (Eurispes), tale pratica è sottoposta a severa critica da parte della componente più avanzata del mondo scientifico che la giudica pericolosa e fuorviante, e soprattutto c’è una questione etica. Può la ricerca della conoscenza giustificare qualsiasi azione? Può prescindere in ogni caso dal rispetto del valore universale della vita? Io credo di no. Faccio dunque appello ai colleghi senatori perché approfittino dell’occasione offerta dall’esame dell’art.14 della legge comunitaria 2011, nel quale è inserita anche la norma che ho scritto per chiudere Green Hill: il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione. Ascoltino la voce di questi manifestanti – come ha già fatto la stragrande maggioranza dei deputati approvando la proposta – e non certo le sirene di potenti organizzazioni che lucrano miliardi sulla sofferenza degli animali. E faccio appello alla regione Lombardia perché, in ossequio agli impegni assunti dal governatore, acceleri l’iter di approvazione della proposta di legge presentata ormai diverse settimane fa e che contiene le medesime previsioni. Restare sordi vuol dire rendere davvero incolmabile la distanza che separa la politica dai cittadini, che sono evidentemente esasperati. Troppo tempo é ormai passato, troppi cani sono già morti.

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