USA, RIFUGIO PIENO DI CARCASSE: IMMAGINI DI DENUNCIA DELLA PETA

USA, RIFUGIO PIENO DI CARCASSE: IMMAGINI DI DENUNCIA DELLA PETA

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In un centro per animali nell’Ohio

Vivevano in spazi stretti e nauseanti. Cani paraplegici che si trascinavano nella sporcizia. Animali con ferite aperte e non curate. Se c’era un po’ di cibo era maleodorante e in decomposizione. Alcuni gatti morti lasciati assieme a quelli sul punto di perdere la vita. Ecco le immagini orripilanti riprese di nascosto da un video della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), tra il novembre e il dicembre di due anni fa nel rifugio per animali “Angel’s Gate”, nella contea americana del Delaware, in Ohio, che sosteneva di essere un alloggio pulito e confortevole.
Il video della PETA ha spinto il procuratore distrettuale della zona a spiccare una denuncia dettagliata di 27 pagine ad aprile 2011. E, dal 30 dicembre scorso, sulla proprietaria della struttura, Susan Marino, pendono cinque capi d’accusa per crudeltà nei confronti degli animali. La donna è accusata, nello specifico, di non aver nutrito cinque gatti e di aver violato la legge statale sui mercati e l’agricoltura. Il procuratore distrettuale l’ha anche sottoposta ad un controllo anti-droga. Tutti questi reati possono essere puniti con una multa di 1.000 dollari, poco più di 760 euro, accompagnata anche con una pena fino ad un anno di carcere.
E non finisce qui. Da quando è stato scoperto che un impiegato della procura distrettuale ha lavorato nel “lager”, il caso è passato ai colleghi della contea di Broom, nello Stato di New York. “La vicenda è ancora pendente e si attende l’inizio del processo”, ha detto Joshua Shapiro, un’assistente della nuova procura.
Il prossimo appuntamento davanti alla corte per Susan Marino è fissato per il 15 maggio. Ma, purtroppo, nel frattempo, l'”Angel’s Gate” è ancora aperto. Ad aprile 2011, la donna ha detto che c’erano 185 gatti, 103 cani, dieci uccelli e tre cavalli nella struttura. E Dan Paden, membro della PETA, ha rivelato che oggi c’è almeno lo stesso numero di animali, se non di piùlo stessi animali.
Marino si è difesa dicendo che tutti gli animali ricevono le migliori cure possibili. E ha aggiunto di essere consapevole del fatto che le carcasse venivano lasciate per giorni nello stesso posto in cui le bestiole morivano, perché crede che “lo spirito degli animali continui a vivere dentro il proprio corpo dopo la morte. Non andrò mai a buttarle in un freezer”.
Da quando la PETA ha avviato la protesta, Marino ha invitato vari giornalisti a visitare la struttura, che era pulita e ordinata al loro arrivo. Paden, invece, ha fatto sapere che gli animali soffrivano ancora e che la donna è un’accaparratrice di animali da manuale. Poi l’appello: “Quegli animali hanno ancora bisogno di essere salvati. Stiamo continuando a chidere con forza di aiutarli e siamo in attesa di una soluzione”.

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