Naturalità e “natura artificiata”

Naturalità e “natura artificiata”

86
CONDIVIDI

Estesi settori dei nostri prati di montagna di media quota mostrano un forte avanzamento del bosco . Il fenomeno, inquadrabile in un processo di rinaturalizzazione può apparire nel suo complesso un’ evoluzione positiva verso ecosistemi più maturi e stabili. Osservato però nella prospettiva della biodiversità il fenomeno ha come conseguenza, in numerose aree, una potenziale sensibile impoverimento di biodiversità.
Il prati di media quota, intendendo con essi quelli che i botanici definiscono di origine secondaria , nel senso che si sviluppano dove naturalmente avrebbe dovuto esserci il bosco, sono il risultato di interventi antropici avvenuti talvolta migliaia di anni fa. Interventi effettuati con incendi per il reperimento di nuovi pascoli, oppure, nei secoli più recenti, per appigionarsi di legname da costruzione.
Indubbiamente la maggiore copertura arborea, il conseguente consolidamento di alcuni versanti e il miglioramento del substrato è un fatto positivo, così come il miglioramento della qualità forestale dovrebbe essere un obiettivo da perseguire.
Il fenomeno dell’avanzamento del bosco, osservato nell’arco di pochi anni appare come un fenomeno naturale lento, in realtà estendendo l’ arco temporale ad alcuni decenni, o addirittura secoli, esso appare in grado di modificare radicalmente interi ecosistemi ed estesi orizzonti paesaggistici.
Oggi le antiche pratiche agro-silvo pastorali sono state in parte abbandonate e rapidamente il bosco ne sta approfittando per riconquistarsi quanto gli appartiene. Una domanda credo sia giusto porsi: è corretto dal punto di vista ambientale far seguire alla natura il suo percorso o forse non è preferibile il mantenimento, la dove ancora possibile, di questi ecosistemi? Tra l’altro molti di essi rientrano nella direttiva europea Habitat come ” Formazioni erbacee naturali e seminaturali”.
Se il processo di avanzamento del bosco proseguisse anche nei prossimi decenni, che fine farebbero le formazioni erbose seminaturali con le meravigliose fioriture di orchidee e centinaia di altre specie , e con essi gli insetti pronubi, le numerose specie di ortotteri o lo svolazzare colorato e incerto delle oedipode e anche le fastidiose mosche che seguono il bestiame al pascolo? Con essi certamente verrebbero meno anche animali più vistosi e forse, in una logica antropomorfica, più attraenti: uccelli come le Pispole, gli Spioncelli, le Allodole, oppure i Gheppi in “spirito santo” o i voli morbidi e radenti delle Albanelle.
Personalmente sono convinto che la biodiversità di una regione, di un’area abbia un valore elevato che va salvaguardato anche se talvolta a discapito della piena naturalità. Per fare ciò tuttavia, è necessario intervenire e favorire antiche pratiche colturali e pastorali sacrificate frettolosamente a vantaggio di una economia globalizzata.
Se veramente si ritiene importante la salvaguardia della biodiversità essa va difesa e salvaguardata intervenendo anche su quelle piccole economie di nicchia che per secoli hanno consentito di mantenere in forme seminaturali taluni ecosistemi e ha consentito uno straordinario connubio tra naturalità e “natura artificiata” .

Commenti

commenti