Il lupo: problema o nuova risorsa?

Il lupo: problema o nuova risorsa?

85
CONDIVIDI

In questi anni per alcune specie abbiamo assistito ad un calo numerico per cause non sempre chiare. In particolare registriamo un calo numerico per specie appartenenti alla fauna alpina, tetraonidi e lagomorfi, in particolare per l’Orso marsicano i cui numerosi individui ritrovati morti hanno dato un colpo fortissimo al già esiguo numero che non sembra superare il 50 individui.
Una certa preoccupazione sembra emergere per alcune specie di passeriformi.
Ogni variazione numerica di una specie va certamente analizzata specificatamente, nel contesto ambientale, acquisendo dati sulle modificazioni degli habitat, sulle pressione antropiche, sulle persecuzioni dirette, sulla competizione con altre specie, soprattutto quelle aliene dissennatamente introdotte, e su altre cause.
Per alcune specie, al contrario, assistiamo ad un insperato aumento, impensabile appena alcuni decenni fa. Tra le specie che forse più di altre hanno visto il proprio areale espandersi in modo straordinario c’ è il Lupo. Questa specie, negli anni ’80 era ridotto ad un centinaio di individui con nuclei sparsi e separati gli uni dagli altri lungo la dorsale appenninica.
Anche se probabilmente il numero all’epoca poteva risultare sottostimato, certo la di sproporzione con il numero di cani vaganti, randagi e inselvatichiti era ed è anche tutt’oggi enorme. Per questo, molti dei danni agli allevamenti che venivano imputati ali lupi in realtà erano riconducibili in buona parte agli assalti di cani vaganti.
Un contributo importante per migliorare la situazione va ricercata nell’operazione San Francesco, promosso negli anni ’80 dal prof. Franco Tassi, all’epoca Direttore del Parco d’Abruzzo. Questa operazione così efficace anche dal punto di vista mediatico è riuscita ad arginare il declino numerico e soprattutto a diffondere nella popolazione un’ immagine positiva di questo predatore.
Al successo dell’espansione numerica e dell’areale del Lupo hanno contribuito la forte trasformazione antropica che ha spopolato le aree più impervie degli Appennini , e la grande plasticità ecologica e trofica della specie frutto anche di migliaia di anni di convivenza a contatto con l’uomo.
Paradossalmente sono stati gli stessi cacciatori, involontariamente, con l’introduzione a fini venatori e la grande diffusione, soprattutto di cinghiali, ma anche altri ungulati a creare risorse trofiche altrimenti non disponibili.
Grazie a tutto ciò il Lupo ha potuto diffondersi lungo tutta la catena Appenninica, quella Alpina con presenze anche nelle colline e incursioni fino alle pianure.
In questi anni abbiamo seguito con molto interesse e grande soddisfazione questo evento naturale, sottovalutando la ricomparsa di antichi conflitti con le popolazioni residenti e soprattutto con gli allevatori che inevitabilmente subivano dei danni da questa presenza. Danni, non sottovalutiamoli, che si sono andati a sommare con ben altri problemi a cui il mondo della pastorizia ha dovuto affrontare. Dunque chi meglio del Lupo poteva essere usato come capro espiatorio di una situazione già difficile?
In alcune aree dove il lupo è stato sempre presente la convivenza, pur difficile, sembra più facilmente gestibile, in altre di recente ricomparsa in cui la memoria storica si è perduta, la convivenza è molto conflittuale. Conflittualità non esorcizzabile facilmente con formule o rimedi semplicistici.
A ciò si aggiunga il fatto che spesso i danni imputati ai lupi sono riconducibili anche a troppi cani vaganti e spesso anche agli ibridi che costituiscono una seria minaccia per le popolazioni di Lupi presenti. Cani vaganti e ibridi, entrambe facce dello stesso problema, la cui complessità è stata sottovalutata.
Allo stato attuale da dove cominciare per affrontare una situazione nuova? Non più quella di adottare strategie per salvaguardare una popolazione al limite dell’estinzione, ma al contrario di gestire una specie in espansione e che inevitabilmente incrementa il conflitto con gli operatori nel territorio.
Da questo punto di vista non si parte da zero. Numerose esperienze, anche con un certo grado di successo sono state sperimentate e altri progetti sono in fase di sperimentazione: da quelle di far uso di cani di guardiania, selezionati ed addestrati allo scopo, a quelli di aiutare economicamente gli allevatori ad allestire allevamenti con strutture di protezione efficaci. Utile potrebbe anche essere quello di rivalutare i prodotti, carni, formaggi ecc. provenienti da aree di accertata presenza di Lupo
Non ultimo un vero ed efficace contrasto nei confronti di cani randagi, spesso causa di attacchi al bestiame che poi vengono imputati ai lupi.
La gestione del Lupo non può prescindere dal difficile quanto inevitabilmente tentativo di dialogo almeno con quella parte del mondo della pastorizia meno preclusa da pregiudizi e ostilità.
A mio parere appare inefficace come unica arma di contrasto, quella di affidare alla semplice repressione dei crimini di uccisione di lupi. Sarebbe strategicamente perdente, come in certe realtà sta accadendo, lasciare la questione in mano allo schiamazzo populista di alcuni improvvisati politicanti i quali cercano di cavalcare il malcontento in cambio di qualche meschino interesse personale.
Altrettanto controproducente sarebbe esorcizzare il problema relegandolo alla sola sfera etica.
Le normative internazionali le leggi nazionali impongono giustamente di considerare il Lupo una specie prioritaria. Affrontare il problema significa non relegarlo al rapporto lupo- pastore ma affrontarlo anche dal punto di vista economico. Dovrà essere l’intera società a farsi carico, anche economicamente, di una specie che giustamente, per il valore scientifico, ecologico e simbolico, è di grande importanza anche per l’intera collettività.
Per questo i danni da esso causati dovranno essere rapidamente risarciti, così come dovranno essere incentivate tutte quelle strategie efficaci, non cruente, per limitare i danni.
A poco servirebbe relegare il problema alla sola sfera sentimentale ed emotiva.
Se prevalesse la sola componente emotiva, così come appare, e non facessimo uno sforzo per un approccio laico e razionale, probabilmente non riusciremo a limitare le uccisioni così come purtroppo sta oggi accadendo.

Commenti

commenti