CACCIA IN PIEMONTE, IL CONSIGLIO REGIONALE AFFONDA IL REFERENDUM

CACCIA IN PIEMONTE, IL CONSIGLIO REGIONALE AFFONDA IL REFERENDUM

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Abrogata la legge regionale sull’attività venatoria

Il consiglio regionale del Piemonte ha appena approvato, a maggioranza, l’emendamento 200 alla legge finanziaria, presentato dall’assessore leghista Claudio Sacchetto, che al primo comma abroga la legge regionale sulla caccia (70/1996) e nei successivi (per un totale di tre pagine) prevede sanzioni e divieti. Ventotto i voti favorevoli, 18 i contrari, 1 astenuto e 4 non votanti. L’obiettivo politico è quello di evitare la celebrazione del referendum già indetto per il 3 giugno. A favore hanno votato i consiglieri di  Lega, Pdl e Udc, con alcune defezioni. “Cavallo di battaglia” dei pro-caccia è stata la prospettiva di spendere, nel bel mezzo della crisi economica, 22 milioni di euro per celebrare il referendum.
Quando la finanziaria sarà approvata, l’attività venatoria in Piemonte sarà regolata dalla legge nazionale del 1992, più permissiva di quella regionale che i promotori del referendum volevano abolire parzialmente. Proprio per questa ragione, sul referendum non è ancora detta l’ultima parola. Con ogni probabilità, come ha sottolineato il consigliere Stara (Insieme per Bresso), i promotori chiederanno al Tribunale amministrativo di esprimersi sulla possibilità di “trasferire” il quesito referendario sulla norma appena approvata, “che non è una reale abrogazione ma modifica le regole vigenti”. Se andrà così, si voterà l’anno prossimo, 26.o dalla richiesta referendaria.
“A sedici anni dall’approvazione – osserva l’assessore Sacchetto – la legge del 1996 non è più adeguata. Ne serve una nuova, moderna, che da un lato concepisca la caccia in tutte le sue sfumature e dall’altra allinei la normativa piemontese a quella delle Regioni confinanti, realtà ancora molto lontane dalla nostra. I cacciatori – sostiene – non devono in alcun modo essere additati quale pericolo da contenere. Sono persone per bene, onesti cittadini che possono essere importante risorsa per il territorio svolgendo la loro preziosa attività nel solco delle norme previste dall’Unione Europea e dallo Stato”. Secondo l’assessore «la stragrande maggioranza dei piemontesi non comprende, e continuerà a non comprendere perché una sparuta minoranza, i promotori referendari, vogliono far spendere dei soldi inutilmente alla popolazione, slegandosi completamente dalla realtà”. Per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle in Piemonte «la scelta della Giunta Cota e dei Consiglieri regionali di Pdl, Lega Nord e Udc» di abrogare la legge regionale sulla caccia ed evitare così il referendum «è inutile perchè non risolve il problema, antidemocratica perchè non rispetta il nostro Statuto e la Costituzione che all’art.1 sancisce che la sovranità appartiene al popolo, e diseconomica perchè rinvia la spesa del referendum” Inoltre »sottolineiamo l’ipocrisia del Pd che ha votato contro l’emendamento nonostante ne sia stato il primo promotore”. Ma “siamo certi che il Comitato Promotore chiederà che venga indetto il referendum non appena sarà promulgata la nuova legge sulla caccia, nella certezza che questa non avrà recepito i quesiti, rinviando di nuovo il problema” oltre al “risarcimento civile dei danni per la non indizione del Referendum, a cui da sentenza della Corte d’Appello di Torino del dicembre 2010 si doveva dare seguito”. E al Comitato “si potrebbero aggiungere – conclude il capogruppo Davide Bono – i 4,4 milioni di piemontesi al netto dei 30 mila cacciatori scarsi censiti”.
Durissima la reazione di Michela Vittoria Brambilla: “Prendo atto di quanto è accaduto in Consiglio regionale, che ha deciso di abrogare la legge regionale sulla caccia per non fare ilreferendum. Ma non credo proprio che la vicenda finirà qui. Sono 25 anni – ricorda – che i piemontesi attendono di poter esercitare il loro diritto di esprimersi attraverso il referendum . Credo che un tale schiaffo alla democrazia sia veramente senza precedenti. E ancora oggi, pur di evitarlo, sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese,si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza. Gli assessori all’agricoltura che si sono avvicendati in questi anni avrebbero ben potuto procedere in sede normativa per recepire quanto previsto dai quesiti referendari, come si sarebbe potuto giungere ad un election day, se si voleva operare un’attenta gestione delle risorse pubbliche. Invece si continua ad ignorare la volontà popolare per tutelare gli interessi di quello 0,6% di piemontesi che sono cacciatori. La verità – conclude – è che non solo non si vuole cambiare la legge, ma si vuole perfino evitare che il corpo elettorale si esprima sulla materia. La minuscola lobby dei “Rambo” piemontesi non accetterebbe che si andasseal voto neppure se avesse la certezza del non raggiungimento del quorum, perchè l’appuntamento con le urne evidenzierebbe comunque l’esistenza, nell’elettorato, di una forte componente anticaccia: molto più numerosa dei cacciatori”.

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