“SE VOLETE DAVVERO BENE A BAMBI NON PROVATE AD ACCAREZZARLO”

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Ecco il decalogo della Provincia di Pistoia

È in continuo aumento sull’Appennino Pistoiese la presenza di daini, cervi, cerbiatti e caprioli. Sempre più probabile, allora, l’incontro con questi abitanti dei boschi. Può capitare, infatti, di trovarsi davanti dei piccoli inermi ed apparentemente abbandonati dai genitori tra l’erba o i cespugli. Molte persone, desiderose di aiutare le bestiole, sono tentate di portarli via (a casa, da un veterinario o in centri di recupero) o anche semplicemente di accarezzarli. Ma così si commette un grave errore: chi raccoglie i piccoli di queste specie nella convinzione di salvarli, in realtà, li costringe ad una via in cattività o, spesso, ne causa la morte.
Ecco che, per precauzione, la Provincia di Pistoia raccomanda alcune importanti regole da seguire. Il suggerimento fondamentale? Ogni volta che si incontra un piccolo di capriolo non lo si deve neé toccare né spostare, perché le mani lo contaminano di odore umano, privandolo di un importante mezzo di difesa. Questi gesti, poi, oltre ad essere dannosi in modo irreparabile per l’animale, sono del tutto illecite e comportano multe salate.
Spesso siamo portati a dimenticare che il capriolo, così come le altre specie selvatiche, non è un animale domestico. In sostanza, è per natura molto diverso dal cane e dal gatto. Una volta sottratti al loro habitat naturale, ancora, tutti i cervidi rischiano di soccombere per il forte stress alimentare e comportamentale a cui sono sottoposti. E, se dovessero riuscire comunque a crescere, difficilmente sarebbero in grado di vivere autonomamente, senza aver acquisito dai genitori le tecniche necessarie per procurarsi il cibo e difendersi dai predatori.
Non solo. La madre, che punta moltissimo sull’olfatto, dopo il contatto con l’uomo, non riconosce più il cucciolo, destinato quindi all’abbandono e alla morte. Bisogna sapere, invece, che nelle prime settimane di vita il piccolo di capriolo passa poco tempo con la madre, che si avvicina solo per allattarlo e si allontana al primo segnale di pericolo per tornare quando si sentie più sicura. Il piccolo è protetto dalla sua totale mancanza di odore, dal mimetismo conferitogli dai colori del mantello e dall’assoluta immobilità. Un comportamento usato anche da altre specie selvatiche per evitare di diventare prede facilmente individuabili. Insomma, la natura va rispettata. Sempre.

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