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UN PAESE NEL PALLONE: L'UCRAINA, IL CALCIO E LA VERGOGNA DI UN MASSACRO INSENSATO

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Quando l’Ucraina ottenne, insieme con la Polonia, l’assegnazione dei campionati europei di calcio del 2012, era in piena “rivoluzione arancione”, appoggiata con fretta sospetta da Stati Uniti ed Unione europea. L’Ucraina di oggi, “normalizzata” e filo-russa, mostra, alla vigilia del calcio d’inizio, tutt’altro volto: quello delle percosse in carcere all’ex premier Juljia Timoshenko, tenace avversaria politica dell’attuale presidente Viktor Janukovich, e quello del sistematico “repulisti” – con metodi da Terzo Reich – dei randagi di Kiev e delle altre città ucraine che ospiteranno le partite. Bersaglio  della manifestazione di sabato a Roma di cui riferiamo in un altro articolo.
Da almeno vent’anni, in Ucraina, è d’uso ammazzare i randagi, ma dal 2010, all’approssimarsi dell’appuntamento internazionale, le uccisioni si sono moltiplicate ad un ritmo impressionante. Secondo le associazioni e i volontari che operano sul posto, il numero dei cani brutalmente “liquidati” si aggira tra i 20 e i 30 mila. Gli ospiti “sgraditi” delle città ucraine, che devono mostrare il loro volto migliore a turisti e tifosi, sono eliminati a bastonate, a fucilate o col veleno e le loro carcasse – quand’è possibile – rapidamente bruciate in forni crematori. I social network, Facebook, Twitter si sono rivelati strumenti potentissimi di protesta, in mano ai volontari presenti sul posto che hanno potuto denunciare e documentare quanto avveniva. Sono stati sensibilizzati i media di tutto il mondo. Sono intervenute le autorità politiche dei singoli Paesi (per l’Italia il ministro Terzi e l’ex ministro Frattini), le associazioni animaliste, europarlamentari, la commissione europea e soprattutto l’Uefa, che ha finanziato lo Stato ucraino perché costruisca rifugi per cani e realizzi campagne di sterilizzazione. Un primo, severo monito risale al 22 novembre 2011 ed è pubblicato sul sito ufficiale dell’organizzazione calcistica europea. “La Uefa ha preso atto delle misure annunciate dal governo ucraino per arrestare e vietare l’uccisione dei cani randagi e ne attende l’implementazione. Dopo esser stata informata da varie organizzazioni animaliste sulla situazione dei cani randagi in Ucraina, la Uefa ha contattato più volte le autorità del Paese, chiedendo misure appropriate per rispettare la dignità degli animali. La Uefa, inoltre, ha fatto una donazione alla Protezione animali di Kiev per finanziarne le attività ed ha agito come collegamento tra gli enti del settore e le autorità, in modo da trovare soluzioni adeguate”. La nota riferisce anche che il ministro ucraino dell’Ambiente Zlochevskij ha ufficialmente annunciato, ai primi di novembre, “il divieto immediato di sterminare i cani randagi. Le autorità hanno anche annunciato che saranno costruiti canili e che gli animali non ospitabili verranno sterilizzati prima del rilascio. Inoltre verranno adottate nuove leggi che obbligano i sindaci a mettere in pratica le nuove regole per non incorrere in misure legali”. E’ andata così? Sembra proprio di no, i massacri continuano. In gennaio il ministro Zlochevskij ha dichiarato a manifestanti animalisti di essere sempre alla ricerca di fondi per i rifugi. Inoltre, in una lettera del 1° febbraio 2012, inviata alle autorità ucraine, il capo della delegazione Ue in Ucraina ha espresso sollecitudine per il trattamento dei cani randagi e ha chiesto informazioni sulle misure adottate dal governo per affrontare tale questione. Chiarimenti tanto più necessari in quanto la Repubblica ex sovietica ha recentemente firmato la Convenzione europea sulla protezione degli animali da compagnia ma deve ancora ratificarla e tradurla in legge nazionale. Anche l’incontro tra le associazioni animaliste italiane e funzionari dell’ambasciata Ucraina, il 17 aprile scorso, è stato “deludente e surreale”, per l’atteggiamento negazionista (contro ogni evidenza) della controparte.
Le ultime notizie sul trattamento riservato in carcere all’ex premier Timoshenko, condannata a sette anni per abuso di potere, hanno ovviamente peggiorato la posizione delle autorità ucraine, che rischiano l’isolamento internazionale. Austria e Belgio hanno già dichiarato che boicotteranno le gare di Euro 2012 se la Timoshenko non sarà liberata. Più in generale, sono “in gioco” – è proprio il caso di dirlo – i rapporti tra Ucraina ed Ue. L’anno scorso sono terminati i negoziati per un Trattato di Associazione, ma è evidente che l’accordo non potrà entrare in vigore finché l’Ucraina non rispetterà i diritti umani e i diritti degli animali.

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