Sochi, storie a lieto fine

Sochi, storie a lieto fine

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Concluse le Olimpiadi di Sochi si può mettere in bilancio anche qualche evento positivo. Non sto parlando di medaglie o di prestazioni sportive. Ma della straziante tragedia dei randagi condannati a morte dal Sindaco per “fare pulizia” nelle strade. Tra i tanti poveri cani vaganti uccisi in modo atroce e fatti “sparire” dai cacciatori di un’agenzia di sterminatori specializzati ingaggiati a questo scopo, alcuni sono stati non soltanto “graziati” ma hanno addirittura trovato casa. Il primo grazie per i salvataggi va ai numerosi animalisti russi che si sono recati sul posto con le proprie auto, percorrendo anche centinaia di chilometri, per riempirle di randagi da portate in salvo. Pare anche che un magnate russo, molto vicino a Putin, probabilmente per sedare l’indignazione internazionale suscitata dalla strage abbia costruito a tempo di record un rifugio dove accogliere una parte dei cani vaganti. Ma a fare notizia sono state le adozioni di alcuni atleti inteneriti da quei musetti disperati. Purtroppo si parla di un numero esiguo di creature. Queste adozioni hanno però almeno avuto il merito di tenere accesi i riflettori su un argomento scottante che riguarda centinaia di morti inutili, assurde e crudeli. A dare il là a queste benemerite azioni è stato Gus Kenworthy, componente della nazionale USA per la nuova disciplina olimpica dello slopestyle, una specie di mix tra lo sci e lo snowboard nonché vincitore della medaglia d’argento in questa specialità. Insieme con i compagni di squadra Joss Christensen (medaglia d’oro) e Nick Goepper (bronzo) ha portato in patria Wishbone, Nautica e Bam Bam,tre cagnolini che poi sono stati presentati in Tv per un’adozione consapevole curata da una delle maggiori associazioni animaliste statunitensi. Ma non è stato il solo. Lindsey Jacobellis, campionessa di snowboard messa fuori gioco da una caduta è tornata negli Stati Uniti comunque felice stringendo tra le braccia un delizioso meticcio di cui si è innamorata a Sochi. Il suo esempio è stato seguito anche da Amanda Bird, portavoce della compagine di bob sled targata USA e dal giocatore di hockey, anche lui nordamericano David Backes. Ho voluto raccontare queste storie a lieto fine per ricordare a tutti che la gioia che regala salvare una vita innocente vale molto, molto di più di una medaglia olimpica.

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