SOTTO SEQUESTRO ALLEVAMENTO LAGER DI CANI NEL NAPOLETANO

SOTTO SEQUESTRO ALLEVAMENTO LAGER DI CANI NEL NAPOLETANO

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Costretti a riprodursi anche se ammalati

Ventidue cani piccoli, quasi tutti di razza Yorkshire terrier e Chihuahua, tenuti in gabbiette per polli o legati a catene troppo corte e costretti a riprodursi anche da vecchi e nonostante fossero ammalati. L’obiettivo dell’aguzzino? Vendere illegalmente i cuccioli alla gente e ai negozi. Sequestato dai carabinieri, dalla polizia municipale di Afragola e dall’Asl (Azienda sanitaria locale) Napoli 2 di Caivano un allevamento abusivo dove i cagnolini venivano tenuti sempre rinchiusi in una baracca dentro un cortile di un antico palazzo, in una zona impossibile da vedere da fuori. Lo racconta la versione online del quotidiano “La Repubblica”.
Le associazioni animaliste della zona, bloccate dalle spese troppo alte per adeguare i rifugi dopo lo stop per abusivismo edilizio, hanno dovuto rinunciare alla richiesta di affidamento. E il pm della procura di Napoli, Lucio Giugliano è stato costretto ad affidare i 22 cani al loro stesso aguzzino, denunciandolo per il reato di maltrattamento di animali (che prevede la reclusione da tre mesi a un anno e la multa da 3000 a 15 mila euro) e per la “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, che producono gravi sofferenze”, punita con l’arresto fino a un anno o l’ammenda da 1000 a 10 mila euro. Pene severe, in teoria. Ma che restano, purtroppo, nella maggior parte dei casi, solo sulla carta.
L’allevatore clandestino se l’è cavata, infatti, solo con una denuncia. Eppure, l’uomo, disoccupato, pur di usare per la riproduzione “in batteria” i cani, di piccola taglia, sempre molto richiesti sul mercato, li faceva vivere in condizioni disumane. Bevevano in secchi d’acqua troppo alti per loro e senza ciotole per il cibo. Una madre con cuccioli di pochi mesi è stata trovata in una bacinella e non aveva neanche una coperta.
Molte bestiole erano ammalate. Nonostante ciò, non erano mai state visitate da un veterinario e non avevano mai preso medicine. Ma, soprattutto, nessuno dei cani aveva il microchip. Quindi, non essendo registrati all’anagrafe regionale, erano sempre sottratti ai controlli delle autorità anche al momento della vendita. L’allevatore abusivo non ha comunque voluto svelare a chi erano destinate le cucciolate.
Il destino di questi cani non è ancora scritto: potrebbero essere portati in un canile convenzionato con il Comune di Afragola, Eden Park di Torre del Greco, ma un’associazione di volontari ha intenzione di chiedere affidamento per evitare ulteriori trasferimenti alle vittime del maltrattamento.
Molto spesso i magistrati si trovano costretti a nominare custodi giudiziari i titolari denunciati, perché le associazioni che ne chiedono l’affidamento devono essere registrate e avere uno statuto, meglio se iscritte ad uno specifico albo regionale. Ma c’è un problema enorme: quello del fermo imposto dalle Asl veterinarie di appartenenza a causa di sequestri per abusivismo edilizio di molti rifugi di associazioni campane, come l’Adla di Ponticelli e la Leda di Acerra, che si sono prese cura in passato di molti cani in situazioni simili. Troppo alte le spese per gli adeguamenti. E il volontariato perde la partita. Per un’interpretazione della legge che, paradossalmente, garantisce gli aguzzini e non chi può e vuole tutelare questi animali indifesi.

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