"Amati, odiati, mangiati"

"Amati, odiati, mangiati"

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In questi giorni sto leggendo un libro di Hal Herzog, dal titolo “Amati, odiati, mangiati”. Herzog è uno studioso favorevole alla sperimentazione animale, il quale tuttavia afferma che, pur avendo il desiderio di bollare le contestazioni degli animalisti come il frutto dell’ingenuità e della disinformazione, è costretto a riconoscerne la legittimità. A proposito della sperimentazione sui topi, Herzog non ritiene di poter nascondere le differenze biologiche: “noi viviamo quaranta volte più a lungo e il nostro peso medio è duemila volte il loro; il metabolismo di un topo è sette volte più veloce di quello umano; l’ultimo antenato comune alle due specie risale all’era dei dinosauri”.

E allora, perché i topi sono le principali vittime della sperimentazione animale? Tutti noi che siamo interessati a tali tematiche abbiamo la risposta sulla punta della lingua: perché sono animali economici, piccoli, maneggevoli, perfetti per le ricerche finanziate dalle industrie farmaceutiche, a prescindere dalle compatibilità genetiche con l’uomo. Ma Herzog fornisce un motivo in più, lampante e allo stesso tempo quasi sfuggente: “La maggior parte della gente dei loro diritti se ne infischia”. La gente non ama i topi. Secondo una ricerca americana commissionata nel 2009 dalla Foundation for Biomedical Resarch, solo il 10% delle persone che si trovasse un topo in casa tenterebbe di catturarlo per poi liberarlo all’esterno. Il resto lo ammazzerebbe senza rimorsi.

Ecco allora il punto del discorso, cui arriva Herzog: la mancanza di empatia con gli animali coinvolti nelle sperimentazioni, di cui i topi sono la migliore esemplificazione, è il fondamento morale delle sperimentazioni stesse.

Hal Herzog si accorge di questa semplice verità vedendo il film di Spielberg, E.T. con i suoi figli. Nella scena finale l’extraterrestre si distacca dal suo amico umano, il piccolo Elliot, per ritornare sul suo pianeta, Zork. L’autore a questo punto si pone una domanda: e se invece di questo finale lacrimoso, si fosse vista la scena dell’extraterrestre che afferra il bambino portandolo sulla sua astronave, per poi testare su di lui un farmaco finalizzato a curare una malattia mortale per gli zorkiani?

Si tratta, a ben vedere, dello stesso esperimento mentale proposto da Desmond Stewart nel suo racconto “Vennero i Troog e dominarono la Terra”. In questo racconto l’autore immagina degli alieni, chiamati Troog, i quali, essendo più intelligenti di noi umani, ci trattano così come noi trattiamo gli altri animali. Ci piacerebbe l’idea? Direi proprio di no. Infatti, quando accade che un farmaco ci procuri anche dei lievi effetti indesiderati, scattano le azioni giudiziarie contro le case farmaceutiche. A nessun di noi piace l’idea di aver fatto da cavia per testare la bontà di un farmaco. La maggior parte di noi non accetta neppure che a fare da cavia siano dei cani o delle scimmie. Il salto di qualità ci sarà quando aumenteremo le nostre capacità di empatia e ci accorgeremo tutti che nessun animale merita le torture dei vivisettori.

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