DUE FURTI

DUE FURTI

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Molto si è scritto e letto, anche a sproposito, sull’azione che ha portato alla liberazione di alcuni cani allevati presso la Green Hill di Montichiari (BS).
La stragrande maggioranza dei cittadini, ha gioito di fronte alle immagini dei cucciolotti passati di mano in mano fuori dalla recinzione dell’allevamento-lager. Sono immagini fortemente evocative che lavorano sui sentimenti empatici più profondi degli animi nobili, al punto che lo stesso GIP che ha convalidato le misure restrittive nei confronti delle persone indagate per la liberazione, ha dovuto ammettere che “il particolare movente di evitare la destinazione di animali alla vivisezione” è “certamente meritevole di apprezzamento”. Sono stati ovviamente di segno diametralmente opposto, i commenti di coloro che gli animali li usano e li sfruttano allo scopo di ottenere tornaconti economici, ma non ci si poteva aspettare altro.
L’azione di liberazione è avvenuta, come noto, a Montichiari, una cittadina della provincia di Brescia che conta circa 20.000 abitanti e che si trova ad una cinquantina di chilometri dalla Val Trompia. Per chi non lo sapesse, proprio in quella zona, a Gardone Val Trompia, sorge la più grande fabbrica di armi da caccia – la Beretta – mentre nelle zone più impervie della valle i bracconieri spadroneggiano utilizzando piccole trappole – gli archetti – per catturare milioni di Pettirossi che vengono venduti illegalmente ai ristoranti della zona. Il tutto con la copertura di molti amministratori locali che difendono le loro pratiche criminali giustificandole come una tradizione locale.
L’unico argine al bracconaggio imperante in Val Trompia, in Val Sabbia e nelle zone limitrofe, viene posto dal Corpo Forestale dello Stato con il suo NOA – Nucleo Operativo Antibracconaggio – in collaborazione con tanti volontari anticaccia italiani e stranieri che ogni anno aiutano ad individuare le zone battute dai bracconieri.
La legge sulla tutela della fauna selvatica sancisce che chiunque catturi un animale, si rende responsabile di furto, aggravato dal fatto che gli animali selvatici fanno parte del cosiddetto “patrimonio indisponibile dello Stato”.
Anche gli attivisti accusati di aver liberato i beagle di Green Hill sono accusati di furto. Per questo lo Stato è intervenuto prontamente con un grande dispiegamento di forze che ne ha determinato l’arresto e la successiva traduzione in carcere.
Ora, sarebbe logico aspettarsi, dallo stesso Stato, identica solerzia per contrastare i bracconieri delle valli bresciane, responsabili ogni anno non solo del furto, ma anche della morte e della ricettazione di milioni di piccoli uccelli. Invece in quelle zone lo Stato è in pieno cortocircuito: per tramite di alcuni suoi Sindaci organizza manifestazioni a sostegno dei bracconieri e vere e proprie azioni di ostruzione nei confronti degli stessi agenti del Corpo Forestale giunti sul posto per vigilare sul rispetto delle norme!
Però la provincia di Brescia ha due ottime occasioni per rendere onore alla sua fama legata indissolubilmente agli animali ed alla Leonessa in particolare: liberarsi una volta per tutte dell’allevamento-lager di Montichiari e del bracconaggio nelle valli.
L’evoluzione culturale ha ormai relegato la caccia ed il bracconaggio in angoli residuali del nostro passato, mentre la stessa scienza ci insegna che, nella ricerca, il modello animale è stato ampiamente superato.

Massimo Vitturi

Consigliere direttivo LAV –Resp.le naz.le caccia e fauna selvatica

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