AMBIENTE, QUANDO LOLLOBRIGIDA FERMA IL TRENO…

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di
Danilo Selvaggi*

Non è bastato al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida far fermare il Frecciarossa 9519 a Ciampino, e scendere. L’Italia ha interrotto il viaggio di un treno più importante, metaforico ma al tempo stesso molto reale, contribuendo alla bocciatura del Sur, il nuovo regolamento europeo sull’uso sostenibile dei pesticidi. L’esito del voto di ieri del Parlamento europeo è giunto inaspettato e persino sorprendente, alla luce dei compromessi che sul regolamento erano stati trovati e del ruolo che questo programma riveste nel contesto del Green deal.

È anche in questo senso che il voto di ieri va letto: come un grande no alla svolta ambientale che l’Europa ha ambiziosamente lanciato. La lobby dell’agricoltura industriale europea, con l’Italia e il ministro Lollobrigida in primissima fila, ha dimostrato ancora una volta quanto sia refrattaria alla transizione ecologica ed anzi a qualunque cambiamento ambientale dell’attuale rotta. Riduzione delle emissioni, revisione degli allevamenti intensivi, tutela degli insetti impollinatori, Restoration law e infine uso dei pesticidi: l’agricoltura industriale europea è contraria a tutto. Niente deve cambiare, nonostante che le campagne d’Europa siano ridotte, in molti casi, a deserti di biodiversità e contenitori di chimica oltre ogni ragione.

Viene da sorridere a pensare alle motivazioni con cui Coldiretti ha appoggiato (rabbiosamente) il divieto di carne coltivata in Italia voluta dal ministro Lollobrigida: il principio di precauzione. Cioè, il principio di precauzione vale per la carne coltivata (i cui vantaggi ambientali e probabilmente sanitari potrebbero essere notevoli) ma non per i pesticidi, usati ancora in quantità e modalità eccezionali anche in Europa, a danno della vita selvatica e della salute umana. Eppure, nonostante questa concezione fuori dal tempo, la potenza della lobby agricola è irresistibile, se nel Parlamento europeo quasi tutte le forze politiche hanno seguito le sue indicazioni e se in Italia quello che chiede viene puntualmente fatto.

Ma nemmeno due treni sono abbastanza: ieri la rappresentanza italiana ha cercato di fermarne un terzo, e proprio quello della Restoration Law, visto che nel Consiglio dei ministri dell’Ambiente europei il Ministro Pichetto Fratin, per convinzione o per procura, ha votato contro il testo della legge europea sul ripristino della natura negoziato dal Trilogo. Ancora una volta, il nostro Paese (unico, assieme alla Svezia) si è distinto per spirito antiambientale e incapacità di giocare un ruolo magari anche critico ma costruttivo, nel cammino verso la transizione. E per fortuna, almeno in questo, ha perso. Il Consiglio dell’Ue ha nettamente approvato il testo della Restoration, sempre più vicino alla destinazione finale.

La partita in gioco, in questi giorni, in questi mesi e nei prossimi anni, va oltre i pur importantissimi oggetti di policy su cui si sta dibattendo. Riguarda visioni del mondo e del futuro molto diverse. Non è bello né elegante dare patenti di ragione, ma questo possiamo dirlo con certezza: c’è una visione che viaggia spedita verso il disastro e non è la nostra.

*Direttore generale Lipu-Birdlife

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