CACCIA ALLE FOCHE: IL CANADA SPRECA 3,6 MILIONI DI DOLLARI

L’Ifaw: i soldi serviranno ad un’azienda norvegese in crisi

Tre milioni e seicentomila dollari, cioè 2,7 milioni di euro, per risollevare un’azienda norvegese al solo scopo di ammassare più pelli di foca. Dura la condanna dell’Ifaw, Fondazione internazionale per la protezione degli animali, contro la decisione del governo canadese. Secondo l’associazione animalista, l’uso dei soldi dei contribuenti dell’isola di Terranova per mantenere in vita l’industria della caccia alle foche costituisce uno spreco oltre che un errore grossolano.
“Il fatto che questa impresa non riesca a finanziarsi, a partire dalle risorse tradizionali, prova chiaramente il fatto che propriola caccia alle foche sia un investimento sbagliato. Bastano le cifre per dimostrare che si tratta di un’industria moribonda, senza avvenire economico, e che il suo salvataggio da parte del governo non presenta alcun interesse finanziario”, sbotta Sheryl Fink, direttrice della programma Foche dell’Ifaw. E prosegue così: “Negli ultimi vent’anni, questa industria ha mangiato decine di milioni di dollari per ottenere un risultato pessimo. Si trova a un livello molto critico da parecchi anni e non ha generato altro che un milione di dollari di incasso l’anno scorso”.
Fink poi fa notare: “È interessante constatare che il ministro ha deciso di stanziare milioni di dollari per l’impresa norvegese Carino proprio nel momento in cui la società canadese NuTan Furs annunciava lo stop della concia di pelli di foca”
Il valore della caccia commerciale alle foche, negli ultimi tre anni, ammonta soltanto di 2,9 milioni di dollari e i cacciatori ancora attivi diminuiscono ogni anno, perché decidono di orientarsi verso altri settori lavorativi. L’anno scorso c’erano non più di 225 cacciatori.
Non solo. Secondo l’Ifaw, questo finanziamento a breve termine è stato realizzato per il fatto che l’industria della caccia alle foche ha forse già raggiunto un punto di non ritorno. Non meno di 33 Paesi hanno vietato il commercio di prodotti derivati da questo animale, fra cui i 27 Stati membri dell’Unione europea, la Russia che rappresentava circa il 90% del mercato dell’esportazione di pellicce di foche, e gli Stati Uniti, primo partner commerciale del Canada. E l’accordo tra i canadesi e la Cina mirato ad autorizzare l’export di alimenti a base proprio di foca non è mai stato ratificato. Sembra poi che i cinesi stiano pensando di vietare a loro volta il commercio di prodotti derivati da questo animale.
Sheryl Fink ha la soluzione in tasca: “Il governo dovrebbe piuttosto fornire ai cacciatori delle opportunità di riconversione per spingerli ad abbandonare questa attivita per mettere così fine definitivamente alla caccia alle foche”.

Tag: animali, caccia
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